Al Presidente della Regione Lazio
On. Renata Polverini
Al Direttore Generale della AUSL RM/D
Dr.ssa Giuseppina Gabriele
Al Direttore Sanitario Aziendale
Dr. Maurizio Rango
Al Direttore Amministrativo
Dr. Antonio Scuteri
Al Direttore Area Tutela della Donna e del Bambino
Dr. Pierluigi Palazzetti
Al Direttore f. f. U.O.C.I. Salute della Donna e del Bambino
Dr.ssa Patrizia Musacchio
Al Direttore Sanitario Ospedale G.B. Grassi
Dr. Lindo Zarelli
Al Direttore Area Risorse Umane e Affari Generali
Dr. Filippo Coiro
e,p.c. Al Presidente del Municipio 13
On. Giacomo Vizzani
All’ Assessore ai Servizi Sociali, Scuola e Casa
del XIII Municipio – Comune di Roma
On. Lodovico Pace
All’ Assemblea delle Donne 13 Municipio
Sig.ra Ada Codecà
Al Consiglio della R.S.U. AUSL RM/D
Oggetto: Casa del Parto Naturale “Acqualuce”- Ospedale G.B. Grassi di Ostia.
Scrivente O.S., con la presente nota, intende porre l’attenzione sulle problematiche e le criticità di un servizio e di una struttura, quella della Casa del Parto Naturale “ Acqualuce”, inaugurata l’8 marzo 2009 e situata all’interno del perimetro dell’Ospedale G.B. Grassi.
Si coglie l’occasione per ricordare che la Casa del Parto è una struttura dove è possibile eseguire il parto naturalmente con l’assistenza delle Ostetriche e, qualora sia fatta richiesta, il parto può essere effettuato anche in acqua. Il parto è considerato un momento cruciale nella e per la vita della donna e del bambino e poterne creare le condizioni ottimali, attraverso strutture idonee e un’adeguata organizzazione socio – sanitaria e cercando di rispettarne l’individualità e riconoscendone desideri, tempi e modi personali, permette, ad entrambi, di affrontare l’avventura della vita con maggior forza ed ottimismo.
La struttura della Casa del Parto favorisce tutto questo e, al tempo stesso, proprio perchè rispetta l'individualità della partoriente, riduce drasticamente i rischi di una medicalizzazione eccessiva che, come è stato dimostrato, nuocciono al benessere della donna partoriente e del suo bambino, tanto che l'Italia è al secondo posto nel mondo per il numero, sempre più crescente, di parti cesari effettuati.
La Casa del Parto, anche alla luce delle sempre più gravose difficoltà di bilancio che interessano il Servizio Sanitario Nazionale svolge, inoltre, anche una funzione di contenimento dei costi per la sanità pubblica, considerando, proprio che, per il parto naturale, il solo personale preposto all’assistenza, senza che ci sia la necessità della presenza del medico e dell’anestesista,
è la figura dell’Ostetrica ( figura professionale preposta e preparata, con specifiche competenze, per l'assistenza al parto fisiologico ) e dove la stessa degenza, con questa modalità di parto, tenuto conto dello stato di benessere, sia per la madre che per il bambino, si riduce ad un solo giorno.
Va fatta presente, in ogni caso, che la vicinanza con il complesso Ospedaliero e con la stessa Sala Parto dell’Ospedale G.B. Grassi ( 100 metri circa ) garantisce, in caso di necessità e di emergenza, tutti gli standard di sicurezza.
Questa O.S. sindacale, deve, purtroppo, constatare che, malgrado l’importanza di una struttura di questo tipo per la popolazione femminile del nostro Territorio, e non solo, malgrado l’impegno, la professionalità, le competenze e la sensibilità delle Ostetriche, di tutte/i le/gli operatrici/tori e di quei Medici che si sono impegnati, tra non poche difficoltà, alla realizzazione del progetto, e le molte aspettative e speranze che questa struttura ha suscitato, dall’annuncio della sua realizzazione, purtroppo, questa struttura non è stata in grado di assolvere a quel compito e a quel ruolo tanto annunciato e proclamato.
L’apertura della Casa del Parto “Acqualuce” e del servizio che si dichiarava di voler realizzare, richiedeva, in realtà, una volontà programmatrice ed organizzatrice ed un preciso intento per prevenire, ed eventualmente affrontare e risolvere, le problematiche e le criticità che inevitabilmente sarebbero sorte, in modo da assicurare l’effettiva e completa funzionalità della struttura.
In assenza di ciò l’impegno, gli sforzi di quanti hanno creduto nel progetto e, soprattutto, le speranze e le aspettative delle donne sono state, a causa dell’inadeguato ed insufficiente utilizzo della struttura stessa, deluse e mortificate.
Infatti, a tutt'oggi, la struttura, a fronte delle tante richieste che costantemente continuano a pervenire, anche al fuori del Territorio di riferimento, essendo, peraltro, questa, stata definita l’unica nel Centro – Sud Italia e la quinta a livello nazionale, può rispondere ed eseguire, in realtà, una media di 4 o 5 parti al mese, in quanto dalla sua inaugurazione ( 8 marzo 2009 ) non è stato ancora assegnato il personale ostetrico dedicato e la sua attività viene espletata solo attraverso l'istituto della reperibilità con personale già impegnato in altre attività, con notevoli difficoltà a garantire, in questo modo, la normale attività e, conseguentemente, il completo funzionamento della struttura stessa, tant’è che i parti realmente effettuati sarebbero stati, in tutto questo periodo, solamente 31.
La carenza del personale, tenendo anche in considerazione dei periodi di ferie, malattia, ecc., è tale da rendere persino difficoltosa la copertura dei turni di lavoro e di servizio anche per la Sala Parto dello stesso Ospedale e ciò, peraltro, comporta un aumento notevole dei ritmi e dei carichi di lavoro, a volte, insostenibili per le condizioni psico - fisiche delle stesse operatrici impegnate, attraverso l'istituto della reperibilità, alla copertura dei turni per l’assistenza alla Casa del Parto. Si fa presente che, per la tipologia e le modalità del travaglio/parto, la struttura della Casa del Parto dovrebbe garantire la copertura dei turni in tutte le 24 h. con due ostetriche a turno, mentre, attualmente, il servizio, essendo garantito attraverso l’istituto della reperibilità, non sempre assicurata, con difficoltà riesce a coprire un solo turno.
Appare evidente come le attuali condizioni non assicurino, non solo il funzionamento della struttura, ma il suo stesso destino, compromesso e messo in serio pericolo da condizioni insostenibili: non si può pensare, infatti, che lo svolgimento dell’attività ad essa collegata, e per la quale la struttura è stata finalizzata, possa essere assicurato esclusivamente, attraverso l’uso dell’istituto della reperibilità, dal già carente personale di ostetricia presente all’interno dell’Ospedale G.B. Grassi.
La conseguenza che ciò comporterebbe è quella che, a causa dei notevoli ritmi e dei gravosi carichi di lavoro sostenuti attualmente dalle operatrici, possano, esse stesse, vedersi costrette a rivedere la propria disponibilità alla copertura dei turni suddetti.
Una struttura definita spesso come “unica” al Centro Sud e che, anche noi, consideriamo importante per le donne, non può garantire, attualmente, lo svolgimento delle normali attività e la sua piena e completa funzionalità, senza che siano state affrontate e risolte le problematiche e le criticità esistenti, soprattutto quelle riguardanti l’assegnazione del necessario ed insostituibile personale ostetrico.
Scrivente O.S., nel segnalare e denunciare il rischio che le attuali condizioni possano essere motivo e strumento per cercare di non garantire più la continuità del progetto della Casa del Parto, chiede a tutti gli Organi ed i referenti Istituzionali e di Direzione Aziendale di promuovere, attivare ed adottare tutte le iniziative e le misure giuridiche, amministrative, tecniche e politiche necessarie per scongiurare il rischio di una eventuale chiusura della suddetta struttura.
Si suggerisce, a tal fine, per il reperimento del personale necessario, l’utilizzo della graduatoria del concorso per ostetriche indetto al San Camillo - Forlanini. Tale possibilità eviterebbe di indire, evitando costi inutili, un eventuale altro concorso.
Scrivente O.S. pur consapevole delle difficoltà di bilancio che investono la Regione Lazio e le Aziende UU.SS.LL., al di là del giudizio che su tale questione, la stessa ritiene di avere, reputa che, queste, non possano, e non debbano, rappresentare un elemento ostativo nel cercare di assicurare la piena realizzazione di quei progetti che, se realizzati realmente ed interamente, possono rappresentare una risposta qualificata alle politiche riguardanti la Tutela della Salute della Donna e del Bambino.
Inoltre, istituire e potenziare quegli interventi e quei servizi capaci di realizzare, attraverso un’adeguata ed appropriata organizzazione socio - sanitaria, quelle condizioni in grado di rispondere e meglio rispettare le necessità, i bisogni, i desideri e i diritti di salute della donna e del bambino, intervenendo altresì, attraverso la demedicalizzazione e la deospedalizzazione del parto, significa operare sul contenimento, sul risparmio e sulla razionalizzazione delle risorse economiche/finanziare, obiettivo tante volte inseguito, ma poche volte realmente perseguito, senza che a doverne pagare il prezzo siano, ancora una volta, le persone ed i cittadini stessi.
Certi di un vostro sollecito riscontro, si inviano i più distinti saluti.
Prot. AUSL RM/D
N° 56981 del 14 giugno 2010 p. il COBAS AUSL RM/D
I Delegati R.S.U.
Laura Mazzarella - Cesare Morra - Antonio Nocera
mercoledì 23 giugno 2010
giovedì 10 giugno 2010
14 GIUGNO 2010 SCIOPERO PUBBLICO IMPIEGO PROCLAMATO DA USB-COBAS-SDL MANIFESTAZIONI A MILANO-ROMA-NAPOLI
LA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE
NON È IL BANCOMAT
DEL GOVERNO!
BANCHE,CORROTTI ED EVASORI:
ECCO CHI DEVE PAGARE
I COSTI DELLA CRISI
14 GIUGNO SCIOPERO GENERALE DEL PUBBLICO IMPIEGO
CONTRO LA MANOVRA,
CONTRO LA DEVASTAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
MANIFESTAZIONI A ROMA, MILANO E NAPOLI
AMMINISTRAZIONE
NON È IL BANCOMAT
DEL GOVERNO!
BANCHE,CORROTTI ED EVASORI:
ECCO CHI DEVE PAGARE
I COSTI DELLA CRISI
14 GIUGNO SCIOPERO GENERALE DEL PUBBLICO IMPIEGO
CONTRO LA MANOVRA,
CONTRO LA DEVASTAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
MANIFESTAZIONI A ROMA, MILANO E NAPOLI
giovedì 27 maggio 2010
COMUNICATO PORTAVOCE NAZIONALE COBAS
IL 5 GIUGNO TUTTI/E IN PIAZZA A ROMA
Confederazione Cobas
26/05/2010 14:50
DAL 7 AL 15 SCIOPERI NELLA SCUOLA, PUBBLICO IMPIEGO E TRASPORTI
RESPINGIAMO LA FINANZIARIA-MASSACRO
LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA
Dopo che i governi europei hanno dilapidato centinaia di miliardi per soccorrere banche e imperi finanziari, ora, partendo dalla Grecia, aggrediscono i
lavoratori/trici e i servizi sociali.
E anche il governo italiano vuole imporci che a pagare non sia chi la crisi l’ha provocata ma ancora i salariati, i precari, i disoccupati, i pensionati: come se non bastassero i milioni di licenziati e cassaintegrati, l’ingigantimento del precariato, il massacro della scuola pubblica con il taglio di 41 mila posti, mentre è enorme l’evasione fiscale, la corruzione, la pressione del fisco sui salari e sulle pensioni. Il governo vara una Manovra Finanziaria che colpisce ulteriormente i salariati, in particolare del pubblico impiego e della scuola.
Dopo che per mesi Berlusconi aveva spergiurato sulla favorevole posizione economica italiana, ora, con un voltafaccia a 180°, viene imposta una Manovra-massacro, definita “inevitabile per non finire come in Grecia”.
In tutto il P.I. verranno bloccati i contratti per tre anni: e poiché, secondo i nuovi parametri dell’Ipca (indice europeo prezzi), tale aumento sarebbe nel triennio oltre il 6%, 4 milioni di lavoratori/trici subiranno un taglio salariale tra i 1500 e i 1800 euro.
Nella scuola, si aggiunge il blocco per tre anni degli “scatti di anzianità”, che, sommato al precedente, provoca un furto salariale medio intorno ai 6000 euro.
Per tutti i lavoratori si sposta di un anno la pensione di anzianità, il pensionamento a 65 anni per le donne verrà anticipato al 2016 mentre i dipendenti pubblici verranno derubati della liquidazione, ricevendola non più all’uscita dal lavoro ma diluita in tre anni.
Si dimezzano le spese per i precari del P.I. e l’enorme taglio di finanziamenti a Comuni, Province e Regioni significa o ulteriori tasse locali o drastica riduzione dei servizi sociali. Infine, il governo vuole, con il “Collegato al Lavoro”, togliere le residue garanzie giuridiche ai lavoratori, annuncia altri attacchi al diritto di sciopero e continua a negare i diritti ai sindacati di base.
Solo una generale, forte e rapida mobilitazione può bloccare la Manovra-Massacro e modificare gli eventi. Dunque, come COBAS e USB-Unione sindacale di base, promuoviamo per l’immediato (in coordinamento con analoghe iniziative europee) dieci giorni di manifestazioni e scioperi che proponiamo alle strutture sindacali, sociali e politiche che vogliono che la crisi sia pagata da chi l’ha provocata.
5 giugno Manifestazione nazionale a Roma (P.della Repubblica, ore 15)
7-8 giugno Sciopero della Scuola per l’intera giornata nelle Regioni Emilia-Romagna, Calabria e provincia di Trento; 10-11 giugno nelle Marche, Puglia e Veneto; 11-12 giugno in Sardegna e Umbria; 14-15 giugno in tutte le altre regioni e nella provincia di Bolzano.
11 giugno Sciopero nazionale dei Trasporti Urbani.
14 giugno Sciopero nazionale del Pubblico Impiego
Respingiamo il blocco dei contratti nel PI e degli scatti stipendiali nella scuola. NO ai licenziamenti, all’attacco alla spesa sociale e ai lavoratori pubblici, ai tagli nella scuola di 41 mila posti di lavoro, SI alla assunzione stabile dei precari, alla tutela dei pensionati e dei disoccupati. Cancelliamo il Collegato Lavoro. Tassiamo i grandi patrimoni e le operazioni finanziarie. Contro l’attacco al diritto di sciopero e ai diritti sindacali. A fianco dei lavoratori greci ed europei in lotta.
Piero Bernocchi Portavoce nazionale COBAS
Confederazione Cobas
26/05/2010 14:50
DAL 7 AL 15 SCIOPERI NELLA SCUOLA, PUBBLICO IMPIEGO E TRASPORTI
RESPINGIAMO LA FINANZIARIA-MASSACRO
LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA
Dopo che i governi europei hanno dilapidato centinaia di miliardi per soccorrere banche e imperi finanziari, ora, partendo dalla Grecia, aggrediscono i
lavoratori/trici e i servizi sociali.
E anche il governo italiano vuole imporci che a pagare non sia chi la crisi l’ha provocata ma ancora i salariati, i precari, i disoccupati, i pensionati: come se non bastassero i milioni di licenziati e cassaintegrati, l’ingigantimento del precariato, il massacro della scuola pubblica con il taglio di 41 mila posti, mentre è enorme l’evasione fiscale, la corruzione, la pressione del fisco sui salari e sulle pensioni. Il governo vara una Manovra Finanziaria che colpisce ulteriormente i salariati, in particolare del pubblico impiego e della scuola.
Dopo che per mesi Berlusconi aveva spergiurato sulla favorevole posizione economica italiana, ora, con un voltafaccia a 180°, viene imposta una Manovra-massacro, definita “inevitabile per non finire come in Grecia”.
In tutto il P.I. verranno bloccati i contratti per tre anni: e poiché, secondo i nuovi parametri dell’Ipca (indice europeo prezzi), tale aumento sarebbe nel triennio oltre il 6%, 4 milioni di lavoratori/trici subiranno un taglio salariale tra i 1500 e i 1800 euro.
Nella scuola, si aggiunge il blocco per tre anni degli “scatti di anzianità”, che, sommato al precedente, provoca un furto salariale medio intorno ai 6000 euro.
Per tutti i lavoratori si sposta di un anno la pensione di anzianità, il pensionamento a 65 anni per le donne verrà anticipato al 2016 mentre i dipendenti pubblici verranno derubati della liquidazione, ricevendola non più all’uscita dal lavoro ma diluita in tre anni.
Si dimezzano le spese per i precari del P.I. e l’enorme taglio di finanziamenti a Comuni, Province e Regioni significa o ulteriori tasse locali o drastica riduzione dei servizi sociali. Infine, il governo vuole, con il “Collegato al Lavoro”, togliere le residue garanzie giuridiche ai lavoratori, annuncia altri attacchi al diritto di sciopero e continua a negare i diritti ai sindacati di base.
Solo una generale, forte e rapida mobilitazione può bloccare la Manovra-Massacro e modificare gli eventi. Dunque, come COBAS e USB-Unione sindacale di base, promuoviamo per l’immediato (in coordinamento con analoghe iniziative europee) dieci giorni di manifestazioni e scioperi che proponiamo alle strutture sindacali, sociali e politiche che vogliono che la crisi sia pagata da chi l’ha provocata.
5 giugno Manifestazione nazionale a Roma (P.della Repubblica, ore 15)
7-8 giugno Sciopero della Scuola per l’intera giornata nelle Regioni Emilia-Romagna, Calabria e provincia di Trento; 10-11 giugno nelle Marche, Puglia e Veneto; 11-12 giugno in Sardegna e Umbria; 14-15 giugno in tutte le altre regioni e nella provincia di Bolzano.
11 giugno Sciopero nazionale dei Trasporti Urbani.
14 giugno Sciopero nazionale del Pubblico Impiego
Respingiamo il blocco dei contratti nel PI e degli scatti stipendiali nella scuola. NO ai licenziamenti, all’attacco alla spesa sociale e ai lavoratori pubblici, ai tagli nella scuola di 41 mila posti di lavoro, SI alla assunzione stabile dei precari, alla tutela dei pensionati e dei disoccupati. Cancelliamo il Collegato Lavoro. Tassiamo i grandi patrimoni e le operazioni finanziarie. Contro l’attacco al diritto di sciopero e ai diritti sindacali. A fianco dei lavoratori greci ed europei in lotta.
Piero Bernocchi Portavoce nazionale COBAS
martedì 25 maggio 2010
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IL 5 GIUGNO 2010 INDETTA DA COBAS E USB PER UNA ALTERNATIVA CONTRO LA CRISI
LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA
IMPEDIAMO LA FINANZIARIA-MASSACRO
SABATO 5 GIUGNO TUTTI/E IN PIAZZA A ROMA
Il durissimo conflitto che si svolge in Grecia ha una importanza cruciale per le sorti dell’Europa sociale, per le condizioni di vita dei salariati, dei settori popolari, dei più deboli e indifesi tra i cittadini, per il futuro dei servizi pubblici, dei beni comuni, delle pensioni. E’ una lotta difficile contro la violenza di uno spietato sistema capitalistico che vorrebbe il fallimento economico e sociale di una intera nazione, un ulteriore impoverimento e perdita di diritti per milioni di lavoratori, disoccupati, pensionati e giovani.
Ma anche di noi parla la drammatica situazione del popolo ellenico perché l’attacco ai settori popolari, ai servizi sociali e ai beni comuni sta avvenendo in tutta Europa, anche se per il momento non nelle stesse spietate dimensioni greche. E parla ai salariati, ai precari, ai disoccupati, ai pensionati italiani, che nell’ultimo biennio sono stati ulteriormente spremuti dal potere economico e politico, con milioni di licenziati e cassaintegrati cui a breve scadrà ogni forma di ammortizzatore sociale, con il dilagare di un precariato senza speranze, con tagli impressionanti dei servizi sociali, con un massacro nella scuola pubblica (41 mila posti di lavoro in meno per settembre) e l’espulsione in massa del precariato scolastico, con l’incessante attacco al pubblico impiego, con la crescita a dismisura dell’evasione fiscale e con il dilagare della corruzione, mentre la pressione del fisco sui salari e sulle pensioni diventa intollerabile.
In più, il governo vuole imporre una nuova legislazione del lavoro (il Collegato al Lavoro, in formale riscrittura dopo il rinvio di Napolitano alle Camere) per togliere le residue garanzie giuridiche a milioni di lavoratori eliminando il freno dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, attraverso l’arbitrato concertato con i sindacati complici; e annuncia ulteriori attacchi al diritto di sciopero, continuando a negare rappresentanza e diritti ai sindacati di base, nonché la riscrittura dello Statuto dei lavoratori per cancellarne definitivamente funzione e portata.
In questo momento il popolo greco rappresenta l’avanguardia europea della lotta contro l’arroganza di un capitalismo che ha portato l’Europa e il mondo nella più catastrofica crisi economica del dopoguerra e che, ciò malgrado, impone che a pagare non siano quelli che la crisi l’hanno provocata ma coloro che l’hanno subita e che da sempre pagano per tutti. L’”aiuto” che i partner europei della Grecia promettono assomiglia all’intervento di un medico che per evitare le sofferenze di una colica renale dia al paziente pasticche di cianuro. Ma qualcosa di simile si prepara per altri paesi europei, tra cui l’Italia: come in Grecia, si annunciano riduzioni salariali, blocco della contrattazione e congelamento dei contratti nazionali, elevamento dell’età pensionabile e drastica riduzione delle pensioni, abolizione di ogni garanzia contro i licenziamenti, massicci tagli di posti di lavoro nella scuola e in tutto il settore pubblico. E questo dopo che i governi europei e dei principali paesi capitalistici del globo hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro o dollari per soccorrere banche e imperi finanziari in bancarotta, principali responsabili della crisi globale.
In Italia come in Grecia, sperare che l’accettazione dei tagli e dei licenziamenti serva a far passare la crisi sarebbe suicida. L’unica via di salvezza è la crescita rapida della solidarietà e dell’unità nella lotta contro i poteri economici e politici europei che vogliono continuare a far pagare i costi della crisi ai salariati e ai settori popolari. Solo una generale mobilitazione europea, coordinata dalle forze anti-liberiste, da coloro che ritengono possibile un altro mondo non fondato sul profitto, sulla mercificazione globale e sul
dominio del mercato, in una stretta alleanza tra forze sindacali alternative, politiche e sociali, può modificare il corso degli eventi.
In questa direzione, nel quadro di una indispensabile stagione di lotte, scioperi e mobilitazioni, promuoviamo per il 5 giugno una manifestazione nazionale a Roma e la proponiamo a tutte le strutture sociali, sindacali e politiche che si battono contro le catastrofiche ricette di “uscita dalla crisi” del potere economico e politico europeo e italiano. La mobilitazione popolare in corso in Grecia deve diffondersi in tutta Europa, coordinarsi, trovare tempi e modi coincidenti, luoghi di incontro, programmi comuni. E come primo passo intendiamo proporre che il 5 giugno sia una giornata di mobilitazione europea, con manifestazioni nelle varie capitali, a fianco del popolo greco in lotta, per la difesa delle conquiste sociali dei lavoratori/trici europei, perché la crisi sia pagata da chi l’ha provocata.
Impediamo la Finanziaria- massacro
NO ai licenziamenti, all’attacco alla spesa sociale e ai lavoratori pubblici, SI alla tutela dei pensionati, dei precari, dei disoccupati.
Cancellazione del Collegato Lavoro, dei tagli nella Scuola e nei servizi pubblici.
Tassiamo i grandi patrimoni e le operazioni finanziarie; non un euro o un posto di lavoro in meno per salvare banche, finanzieri e padroni.
Respingiamo l’attacco al diritto di sciopero, ai diritti sindacali e del lavoro, ai contratti, alle pensioni, ai beni comuni.
A fianco dei lavoratori greci ed europei in lotta.
Confederazione COBAS
USB – Unione Sindacale di Base
IMPEDIAMO LA FINANZIARIA-MASSACRO
SABATO 5 GIUGNO TUTTI/E IN PIAZZA A ROMA
Il durissimo conflitto che si svolge in Grecia ha una importanza cruciale per le sorti dell’Europa sociale, per le condizioni di vita dei salariati, dei settori popolari, dei più deboli e indifesi tra i cittadini, per il futuro dei servizi pubblici, dei beni comuni, delle pensioni. E’ una lotta difficile contro la violenza di uno spietato sistema capitalistico che vorrebbe il fallimento economico e sociale di una intera nazione, un ulteriore impoverimento e perdita di diritti per milioni di lavoratori, disoccupati, pensionati e giovani.
Ma anche di noi parla la drammatica situazione del popolo ellenico perché l’attacco ai settori popolari, ai servizi sociali e ai beni comuni sta avvenendo in tutta Europa, anche se per il momento non nelle stesse spietate dimensioni greche. E parla ai salariati, ai precari, ai disoccupati, ai pensionati italiani, che nell’ultimo biennio sono stati ulteriormente spremuti dal potere economico e politico, con milioni di licenziati e cassaintegrati cui a breve scadrà ogni forma di ammortizzatore sociale, con il dilagare di un precariato senza speranze, con tagli impressionanti dei servizi sociali, con un massacro nella scuola pubblica (41 mila posti di lavoro in meno per settembre) e l’espulsione in massa del precariato scolastico, con l’incessante attacco al pubblico impiego, con la crescita a dismisura dell’evasione fiscale e con il dilagare della corruzione, mentre la pressione del fisco sui salari e sulle pensioni diventa intollerabile.
In più, il governo vuole imporre una nuova legislazione del lavoro (il Collegato al Lavoro, in formale riscrittura dopo il rinvio di Napolitano alle Camere) per togliere le residue garanzie giuridiche a milioni di lavoratori eliminando il freno dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, attraverso l’arbitrato concertato con i sindacati complici; e annuncia ulteriori attacchi al diritto di sciopero, continuando a negare rappresentanza e diritti ai sindacati di base, nonché la riscrittura dello Statuto dei lavoratori per cancellarne definitivamente funzione e portata.
In questo momento il popolo greco rappresenta l’avanguardia europea della lotta contro l’arroganza di un capitalismo che ha portato l’Europa e il mondo nella più catastrofica crisi economica del dopoguerra e che, ciò malgrado, impone che a pagare non siano quelli che la crisi l’hanno provocata ma coloro che l’hanno subita e che da sempre pagano per tutti. L’”aiuto” che i partner europei della Grecia promettono assomiglia all’intervento di un medico che per evitare le sofferenze di una colica renale dia al paziente pasticche di cianuro. Ma qualcosa di simile si prepara per altri paesi europei, tra cui l’Italia: come in Grecia, si annunciano riduzioni salariali, blocco della contrattazione e congelamento dei contratti nazionali, elevamento dell’età pensionabile e drastica riduzione delle pensioni, abolizione di ogni garanzia contro i licenziamenti, massicci tagli di posti di lavoro nella scuola e in tutto il settore pubblico. E questo dopo che i governi europei e dei principali paesi capitalistici del globo hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro o dollari per soccorrere banche e imperi finanziari in bancarotta, principali responsabili della crisi globale.
In Italia come in Grecia, sperare che l’accettazione dei tagli e dei licenziamenti serva a far passare la crisi sarebbe suicida. L’unica via di salvezza è la crescita rapida della solidarietà e dell’unità nella lotta contro i poteri economici e politici europei che vogliono continuare a far pagare i costi della crisi ai salariati e ai settori popolari. Solo una generale mobilitazione europea, coordinata dalle forze anti-liberiste, da coloro che ritengono possibile un altro mondo non fondato sul profitto, sulla mercificazione globale e sul
dominio del mercato, in una stretta alleanza tra forze sindacali alternative, politiche e sociali, può modificare il corso degli eventi.
In questa direzione, nel quadro di una indispensabile stagione di lotte, scioperi e mobilitazioni, promuoviamo per il 5 giugno una manifestazione nazionale a Roma e la proponiamo a tutte le strutture sociali, sindacali e politiche che si battono contro le catastrofiche ricette di “uscita dalla crisi” del potere economico e politico europeo e italiano. La mobilitazione popolare in corso in Grecia deve diffondersi in tutta Europa, coordinarsi, trovare tempi e modi coincidenti, luoghi di incontro, programmi comuni. E come primo passo intendiamo proporre che il 5 giugno sia una giornata di mobilitazione europea, con manifestazioni nelle varie capitali, a fianco del popolo greco in lotta, per la difesa delle conquiste sociali dei lavoratori/trici europei, perché la crisi sia pagata da chi l’ha provocata.
Impediamo la Finanziaria- massacro
NO ai licenziamenti, all’attacco alla spesa sociale e ai lavoratori pubblici, SI alla tutela dei pensionati, dei precari, dei disoccupati.
Cancellazione del Collegato Lavoro, dei tagli nella Scuola e nei servizi pubblici.
Tassiamo i grandi patrimoni e le operazioni finanziarie; non un euro o un posto di lavoro in meno per salvare banche, finanzieri e padroni.
Respingiamo l’attacco al diritto di sciopero, ai diritti sindacali e del lavoro, ai contratti, alle pensioni, ai beni comuni.
A fianco dei lavoratori greci ed europei in lotta.
Confederazione COBAS
USB – Unione Sindacale di Base
lunedì 17 maggio 2010
OPUSCOLO SUL BILANCIODI MANDATO AUSL RMD
Al Direttore Generale AUSL Roma D
Dr.ssa Giuseppina Gabriele
Al Direttore Amministrativo
Dr. Antonio Scuteri
Al Direttore Sanitario
Dr. Maurizio Rango
Al Dirigente dell’U.O.S. Ufficio Relazioni
con il Pubblico
Dr. Antonio Scuteri
Al Direttore Area Risorse Umane e AA.GG.
Dr. Filippo Coiro
e,p.c. Al Coordinatore R.S.U.
Eugenio Bellomo
Oggetto: stampa n° 500 opuscoli relativi al Bilancio di Mandato agosto 2005 e marzo 2010.
Determinazione Dirigenziale n° 201/3 del 26/03/2010.
Scrivente O.S. è venuta a conoscenza, attraverso la Determinazione Dirigenziale, in oggetto, della realizzazione, su stampa, di n° 500 opuscoli riferiti al Bilancio di mandato della Direzione Aziendale, agosto 2005 e marzo 2010.
Questa O.S. ritiene fondamentale il ruolo svolto dall’U.S.O., Ufficio Relazioni con il Pubblico, nel cercare di facilitare e garantire, attraverso la più ampia e corretta comunicazione ed informazione sull’organizzazione sanitaria, l’accesso e la fruizione da parte dei cittadini ai servizi socio - sanitari dell’Azienda U.S.L. Roma D, ma considera tale intenzione e motivazione non riscontrabile negli opuscoli, così come viene, invece, indicato nelle finalità della Determinazione Dirigenziale in oggetto che, di fatto, visto l’esiguo numero ( 500 ) degli opuscoli stessi, non potrebbe, in ogni caso, raggiungere quella ampia ed eventuale necessaria diffusione che nelle intenzioni sarebbe stata prefigurata.
Sembrerebbe, pertanto, che la realizzazione di quest’opuscolo risponda più ad esigenze e a necessità “esterne” di carattere propagandistico della Direzione Aziendale, che non all’esigenza di comunicazione, di diffusione ed informazioni sui servizi, sulla loro presenza nel Territorio e sulla loro funzionalità, che sarebbe sempre necessaria ed utile, se finalizzata a migliorare il rapporto e la fruibilità, di questi, con e verso i cittadini.
Ci appare quindi, evidente il carattere “ pubblicitario” e propagandistico dell’opuscolo/book, dove, peraltro ci si è dimenticati di includere il “ nuovo Consultorio di Ostia”, e non solo….,
Se poi si confrontano i contenuti dello stesso con quanto viene rappresentato e reclamizzato, si può constatare che non corrisponde, secondo noi, alla realtà delle cose e alla situazione così come si vuol far credere e, ci chiediamo, che attinenza abbiano l’elenco delle ristrutturazioni, riportate nell’opuscolo, con l’organizzazione socio - sanitaria dell’Azienda, in relazione alle modalità di accesso e fruizione dei servizi da parte dei cittadini.
Crediamo, invece, come, già quest’O.S., ha avuto modo, più volte, di segnalare nel merito di alcune questioni, e come si può evincere e verificare, attraverso le conoscenze, le esperienze delle/gli operatrici/tori e, soprattutto degli stessi cittadini, che un “Bilancio di mandato”, diverso peraltro dal Bilancio sociale fatto in altre precedenti occasioni, non può prescindere dalle molte e profonde criticità
esistenti riguardanti le prestazioni, la funzionalità, l’efficacia e l’efficienza dei Servizi Socio - Sanitari dell’Azienda USL Roma D che necessitavano, a nostro parere, di ben altre scelte e attenzioni per cercare di dare maggiore e completa efficienza e funzionalità all’insieme dell’organizzazione socio - sanitaria territoriale.
Resta, in ogni caso, per questa O.S., al di la delle diverse considerazioni, valutazioni e opinioni, che si possono avere, e certamente si hanno, l’interrogativo sull’opportunità e l’appropriatezza che ha portato alla decisione di realizzare la stampa di un opuscolo, che non risponde e non assolve ai compiti ai quali la stessa decisione si richiama, e del quale non va sottovalutata la spesa complessiva di € 5.280,00 sostenuta, a fronte di una oggettiva difficoltà economico/finanziaria, che richiederebbe, peraltro, la massima attenzione e oculatezza per il controllo e la trasparenza della spesa.
Difficoltà, si ricorda, che investono e attraversano ogni aspetto dell’Azienda: dai servizi socio - sanitari, agli uffici tecnico/amministrativi e che vanno dall’acquisto di beni e servizi, necessari allo svolgimento del lavoro e delle varie attività e dove, a volte, sembra ci siano stati problemi persino per la spedizione postale delle raccomandate, alla problematicità per le/glioperatrici/tori nel vedersi, spesso, riconosciuto il legittimo pagamento dello straordinario effettuato per il funzionamento dei servizi stessi.
Quindi, se appare evidente il carattere propagandistico/pubblicitario dell’iniziativa, ci sentiamo di suggerire che, se questo era “l’obbiettivo”, forse, pensiamo, sarebbe, stato più utile ed efficace esercitare una capacità ed una volontà di gestione che mettesse, veramente, attraverso percorsi e processi di gestione democratica e partecipata….” gli uomini e le donne al centro del sistema”.
Distinti saluti
Prot. AUSL RM/D
n° 47182 del 14/05/2010
p. COBAS AUSLD RM/D
I Delegati R.S.U.
Laura Mazzarella - Cesare Morra - Antonio Nocera
Dr.ssa Giuseppina Gabriele
Al Direttore Amministrativo
Dr. Antonio Scuteri
Al Direttore Sanitario
Dr. Maurizio Rango
Al Dirigente dell’U.O.S. Ufficio Relazioni
con il Pubblico
Dr. Antonio Scuteri
Al Direttore Area Risorse Umane e AA.GG.
Dr. Filippo Coiro
e,p.c. Al Coordinatore R.S.U.
Eugenio Bellomo
Oggetto: stampa n° 500 opuscoli relativi al Bilancio di Mandato agosto 2005 e marzo 2010.
Determinazione Dirigenziale n° 201/3 del 26/03/2010.
Scrivente O.S. è venuta a conoscenza, attraverso la Determinazione Dirigenziale, in oggetto, della realizzazione, su stampa, di n° 500 opuscoli riferiti al Bilancio di mandato della Direzione Aziendale, agosto 2005 e marzo 2010.
Questa O.S. ritiene fondamentale il ruolo svolto dall’U.S.O., Ufficio Relazioni con il Pubblico, nel cercare di facilitare e garantire, attraverso la più ampia e corretta comunicazione ed informazione sull’organizzazione sanitaria, l’accesso e la fruizione da parte dei cittadini ai servizi socio - sanitari dell’Azienda U.S.L. Roma D, ma considera tale intenzione e motivazione non riscontrabile negli opuscoli, così come viene, invece, indicato nelle finalità della Determinazione Dirigenziale in oggetto che, di fatto, visto l’esiguo numero ( 500 ) degli opuscoli stessi, non potrebbe, in ogni caso, raggiungere quella ampia ed eventuale necessaria diffusione che nelle intenzioni sarebbe stata prefigurata.
Sembrerebbe, pertanto, che la realizzazione di quest’opuscolo risponda più ad esigenze e a necessità “esterne” di carattere propagandistico della Direzione Aziendale, che non all’esigenza di comunicazione, di diffusione ed informazioni sui servizi, sulla loro presenza nel Territorio e sulla loro funzionalità, che sarebbe sempre necessaria ed utile, se finalizzata a migliorare il rapporto e la fruibilità, di questi, con e verso i cittadini.
Ci appare quindi, evidente il carattere “ pubblicitario” e propagandistico dell’opuscolo/book, dove, peraltro ci si è dimenticati di includere il “ nuovo Consultorio di Ostia”, e non solo….,
Se poi si confrontano i contenuti dello stesso con quanto viene rappresentato e reclamizzato, si può constatare che non corrisponde, secondo noi, alla realtà delle cose e alla situazione così come si vuol far credere e, ci chiediamo, che attinenza abbiano l’elenco delle ristrutturazioni, riportate nell’opuscolo, con l’organizzazione socio - sanitaria dell’Azienda, in relazione alle modalità di accesso e fruizione dei servizi da parte dei cittadini.
Crediamo, invece, come, già quest’O.S., ha avuto modo, più volte, di segnalare nel merito di alcune questioni, e come si può evincere e verificare, attraverso le conoscenze, le esperienze delle/gli operatrici/tori e, soprattutto degli stessi cittadini, che un “Bilancio di mandato”, diverso peraltro dal Bilancio sociale fatto in altre precedenti occasioni, non può prescindere dalle molte e profonde criticità
esistenti riguardanti le prestazioni, la funzionalità, l’efficacia e l’efficienza dei Servizi Socio - Sanitari dell’Azienda USL Roma D che necessitavano, a nostro parere, di ben altre scelte e attenzioni per cercare di dare maggiore e completa efficienza e funzionalità all’insieme dell’organizzazione socio - sanitaria territoriale.
Resta, in ogni caso, per questa O.S., al di la delle diverse considerazioni, valutazioni e opinioni, che si possono avere, e certamente si hanno, l’interrogativo sull’opportunità e l’appropriatezza che ha portato alla decisione di realizzare la stampa di un opuscolo, che non risponde e non assolve ai compiti ai quali la stessa decisione si richiama, e del quale non va sottovalutata la spesa complessiva di € 5.280,00 sostenuta, a fronte di una oggettiva difficoltà economico/finanziaria, che richiederebbe, peraltro, la massima attenzione e oculatezza per il controllo e la trasparenza della spesa.
Difficoltà, si ricorda, che investono e attraversano ogni aspetto dell’Azienda: dai servizi socio - sanitari, agli uffici tecnico/amministrativi e che vanno dall’acquisto di beni e servizi, necessari allo svolgimento del lavoro e delle varie attività e dove, a volte, sembra ci siano stati problemi persino per la spedizione postale delle raccomandate, alla problematicità per le/glioperatrici/tori nel vedersi, spesso, riconosciuto il legittimo pagamento dello straordinario effettuato per il funzionamento dei servizi stessi.
Quindi, se appare evidente il carattere propagandistico/pubblicitario dell’iniziativa, ci sentiamo di suggerire che, se questo era “l’obbiettivo”, forse, pensiamo, sarebbe, stato più utile ed efficace esercitare una capacità ed una volontà di gestione che mettesse, veramente, attraverso percorsi e processi di gestione democratica e partecipata….” gli uomini e le donne al centro del sistema”.
Distinti saluti
Prot. AUSL RM/D
n° 47182 del 14/05/2010
p. COBAS AUSLD RM/D
I Delegati R.S.U.
Laura Mazzarella - Cesare Morra - Antonio Nocera
mercoledì 28 aprile 2010
LOTTA AUSILIARI AUSL RMD
IL COBAS DELLA AUSL RM/D ESPRIME IL SUO APPREZZAMENTO PER L’IMPORTANTE RISULTATO OTTENUTO CON LA LOTTA, INDETTA DALLA R.S.U. E CONDOTTA DALLE LAVORATRICI E DAI LAVORATORI DELLA AUSL RM/D, PER IL MANTENIMENTO IN SERVIZIO DEL PERSONALE AUSILIARIO, IMPEGNATO NEI SERVIZI SOCIO SANITARI, IN PARTICOLARE MODO PRESSO L’OSPEDALE G.B. GRASSI, AI QUALI SCADEVA IL CONTRATTO DI LAVORO IL PROSSIMO 10 MAGGIO, CON LA CONSEGUENZA DI CREARE GRAVI RIPERCUSSIONI SU SERVIZI SOCIO – SANITARI GIA’ CARENTI DI QUELLE RISORSE UMANE E PROFESSIONALI NECESSARIE PER ASSICURARE LIVELLI DI ASSISTENZA ADEGUATI, UMANI E DIGNITOSI.
TALE RISULTATO E’ UN PRIMO PASSO CONTRO LA PRECARIETA’ ED I PROCESSI DI ESTERNALIZZAZIONE CHE RAPPRESENTANO LE NUOVE FORME DI SFRUTTAMENTO E NON GARANTISCONO, NEI SERVIZI PUBBLICI, NEANCHE QUELLA QUALITA’ E QUEL RISPARMIO OGGI TANTO DECLAMATI.
QUESTO PRIMO RISULTATO, CONSEGUITO ANCHE ALL’IMPEGNO DI UN VASTO MOVIMENTO SOCIALE ED ISTITUZIONALE, SAPENDO CHE ALTRE QUESTIONI SI IMPONGONO CON URGENZA, COME LA SCADENZA DEL CONTRATTO PER LE 5 TERAPISTE DELLA RIABILTAZIONE PER I MINORI, IN SCADENZA DI CONTRATTO ( 3 SETTEMBRE P.V. ) PUO’ E DEVE RAPPRESENTARE DA INSEGNAMENTO AFFINCHE’ I LAVORATORI E LE LAVORATRICI TORNINO AD ESSERE PROTAGONISTI IN PRIMA PERSONA INSIEME A QUELLE REALTA’ CHE FANNO DELLA DIFESA DEL LAVORO, DEI SERVIZI SOCIO - SANITARI, DEI DIRITTI E DEL BENE PUBBLICO LA RAGIONE DEL PROPRIO ESSERE E DEL PROPRIO AGIRE.
COBAS AUSL RM/D
TALE RISULTATO E’ UN PRIMO PASSO CONTRO LA PRECARIETA’ ED I PROCESSI DI ESTERNALIZZAZIONE CHE RAPPRESENTANO LE NUOVE FORME DI SFRUTTAMENTO E NON GARANTISCONO, NEI SERVIZI PUBBLICI, NEANCHE QUELLA QUALITA’ E QUEL RISPARMIO OGGI TANTO DECLAMATI.
QUESTO PRIMO RISULTATO, CONSEGUITO ANCHE ALL’IMPEGNO DI UN VASTO MOVIMENTO SOCIALE ED ISTITUZIONALE, SAPENDO CHE ALTRE QUESTIONI SI IMPONGONO CON URGENZA, COME LA SCADENZA DEL CONTRATTO PER LE 5 TERAPISTE DELLA RIABILTAZIONE PER I MINORI, IN SCADENZA DI CONTRATTO ( 3 SETTEMBRE P.V. ) PUO’ E DEVE RAPPRESENTARE DA INSEGNAMENTO AFFINCHE’ I LAVORATORI E LE LAVORATRICI TORNINO AD ESSERE PROTAGONISTI IN PRIMA PERSONA INSIEME A QUELLE REALTA’ CHE FANNO DELLA DIFESA DEL LAVORO, DEI SERVIZI SOCIO - SANITARI, DEI DIRITTI E DEL BENE PUBBLICO LA RAGIONE DEL PROPRIO ESSERE E DEL PROPRIO AGIRE.
COBAS AUSL RM/D
martedì 20 aprile 2010
Passaggio di Gestione all'ASL RMD
Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma i silenzi dei nostri amici ….( Martin Luther King )
Le elezioni per il rinnovo dei Consigli Regionali hanno portato al cambiamento degli assetti politici nel Governo della Regione Lazio determinando il passaggio da una maggioranza di centro - sinistra ad una maggioranza e ad un governo di centro - destra.
Il Governo della Sanità nella Regione Lazio ha visto, in questi anni, un alternarsi di dichiarazioni solo apparentemente “infuocate” tra i dei due schieramenti, mentre, invece, è apparso evidente come, per le politiche e le problematiche riguardanti la Sanità, sia a causa delle scelte di politica economico/finanziaria del Governo Berlusconi, che del Governo della Regione Lazio, ci sia stato, anche se ciascuno con le sue distinte responsabilità politiche, un gioco di specchi con l’unica conseguenza di avere determinato un vero e proprio contraccolpo e un pesante ridimensionamento quantitativo/qualitativo del Servizio Socio - Sanitario Pubblico.
A pagarne maggiormente il prezzo sono stati, soprattutto, i cittadini che hanno subito le conseguenze del continuo depotenziamento dei Servizi Pubblici e delle strutture socio - sanitarie e le operatrici ed operatori, costretti a lavorare in condizioni di disagio e difficoltà sempre maggiori, sia per la mancanza di tutte le necessarie figure umane e professionali (mediche, infermieristiche, tecniche, ausiliarie, amministrative e sociali) che per l’inadeguatezza ed insufficienza degli spazi e delle strutture.
Nell’AUSL RM/D tale situazione, al di là della propaganda, delle autocelebrazioni e dell’autoreferenzialità muscolare esibita dalla Direzione Generale, si è sentita in modo ancor più pesante, considerate anche le inadeguate ed esigue risorse economico/finanziarie destinate alla AUSL RM/D ( 383 euro procapite rispetto, per esempio, ai 1.075 dell’AUSL di Latina ) alle quali si è aggiunta la richiesta, da parte della Regione Lazio per il Piano di Rientro economico/finanziario, dopo che, peraltro, la stessa Direzione Aziendale si era vantata di un risparmio gestionale di oltre 130 milioni, di un’altra contrazione della spesa sul personale per l’anno 2009 di altri 3 milioni d’Euro.
Ora ci appaiono come vere e proprie lacrime di coccodrillo quelle che vengono versate davanti ai problemi e alle difficoltà, quali la carenza del personale, con particolare riferimento a quelle/quei lavoratrici/tori precari alle quali sta per scadere il contratto ( infermieri, ausiliari, figure professionali impegnate nella riabilitazione come Logopediste, e Terapiste della Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva).
Perché non ci si è mossi prima? Perché non è stato fatto tutto il possibile, sia in termini Istituzionali/Aziendali, politici e sindacali, per promuovere iniziative affinché potessero essere assunti preventivamente tutti quei provvedimenti necessari ( richiesta di risorse economico/finanziarie appropriate e richiesta di deroghe per assunzioni e/o atti amministrativi per un eventuale proroga dei contratti in essere) per garantire, non solo i livelli occupazionali delle lavoratrici/tori coinvolti, ma la continuità qualitativa/quantitativa all’interno di quei Servizi assistenziali interessati a non vedersi privati di figure professionali necessarie nell’interesse generale riguardanti il Diritto alla Salute delle persone?
NON E’ MAI TROPPO TARDI, MA LA CHIAREZZA, LA CONOSCENZA E L’ANALISI DEI PROBLEMI SONO SEMPRE NECESSARI PER RIUSCIRE AD AFFRONTARE LA REALTA’ ED I SUOI PROBLEMI, SENZA MISTIFICAZIONI E DISTORSIONI, NEL MODO PIU’ OPPORTUNO ED ADEGUATO.
Al di là di cosa accadrà con la definizione degli assetti Politici/Istituzionali e Aziendali restano tutte aperte le questioni ed i problemi emersi, anche alla luce dell’esperienza che sta per concludersi: quale idea di Gestione della Cosa Pubblica debba, oggi, governare le tematiche e le problematiche legate ai diritti e alla Salute delle persone?
La lottizzazione è una degenerazione gravissima che ha sempre caratterizzato il Servizio Sanitario Nazionale e che è andata sempre più affermandosi con l’introduzione della figura dei Direttori Generali nelle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere con i quali si è cercato, apparentemente, di dare risposte, in nome dell’efficienza e dell’efficacia, ad un’idea di gestione di carattere privatistico e falsamente manageriale, come se i diritti e, soprattutto, la salute delle persone potessero essere considerati una merce, un bene di consumo, ma che, di fatto, per il ruolo e per il potere monocratico e assoluto assegnato ai Direttori Generali, non solo ha finito per mortificare, soffocare e reprimere quell’idea di gestione democratica e partecipata della Cosa Pubblica, che era nello spirito riformatore della L.833/78, ma ha finito per diventare strumento ed elemento di occupazione e spartizione dello Stato da parte dei partiti con tutte le conseguenze degenerative verso quei fenomeni di dominio, clientelismo ed autoritarismo, che questo sistema ha determinato.
I Direttori Generali, ci hanno dimostrato, sino ad oggi, che non hanno idea di cosa sia la “ Cosa Pubblica”, il Servizio e il Bene Pubblico; non considerano la necessità, l’opportunità che, per poter rendere più efficienti, più efficaci e, soprattutto, più umani l’insieme dei servizi socio sanitari dedicati alla cura e all’assistenza delle persone e per cercare di farli meglio funzionare e per rispondere appieno alle esigenze, ai bisogni ed ai diritti di salute delle persone, questi hanno bisogno di essere “ Governati” attraverso percorsi, processi e gli strumenti della pratica della Democrazia e della Partecipazione, con il coinvolgimento diretto ed indispensabile di tutte quelle competenze, quei saperi, quelle sensibilità presenti all’interno del Servizio Pubblico rappresentato dalle molte e molti operatrici ed operatori che vi lavorano.
In realtà, mentre le lavoratrici ed i lavoratori cercano, tra le difficoltà ed i disagi, di “ fare Servizio Pubblico” costoro, o meglio molti di questi Lor Signori/e, “ Fanno Azienda”, si comportano come veri e propri Sovrani e Padroni credendo che la Cosa Pubblica sia “Cosa Loro” e che sia possibile poter agire indisturbati/e con il piglio del “Comando” e del “ Dominio” assoluti, preoccupandosi solo di “ dimostrare” quanto siano bravi ed efficienti nel far quadrare i conti ed i bilanci senza rendere partecipi delle loro scelte, direttamente ed indirettamente, e senza attentamente considerare le conseguenze che tali scelte e tali comportamenti possono determinare e/o causare a chi, di quelle scelte, è destinatario: i cittadini/utenti e le lavoratrici ed i lavoratori che operano nei vari reparti e servizi socio - sanitari.
Non sappiamo, a tutt’oggi, come si dispiegherà il valzer delle nomine, se ci saranno i cosiddetti, e quali, “salti della quaglia “ ma siamo tra quelli che non brinderanno, ma conserveranno memoria di un’esperienza che ha segnato, in modo negativo, quella che avrebbe dovuto, per appartenenza, provenienza culturale, sociale e politica, esprimere, anche in un quadro non condivisibile, delle compatibilità politiche/economiche/istituzionali, un’idea ed una pratica Democratica e Partecipata di “ Gestione della Cosa Pubblica”.
La nostra critica e la nostra denuncia, in tutti questi anni, in una condizione certamente difficile, pagando anche alcuni prezzi, ha sempre agito partendo solo ed esclusivamente dal merito dei problemi e delle questioni per segnalare e denunciare ciò che credevamo fosse giusto e necessario, cercando di dar voce e rappresentare, anche attraverso limiti e difficoltà, il disagio, il malessere delle lavoratrici e dei lavoratori, in un clima di arroganza e paura instaurato da una gestione autocratica ed autoritaria che ha teso a comprimere, limitare e soffocare diritti, tutele, dignità e professionalità.
Ora saranno in molti a dire :”Era Ora!!!”, ma tra questi molti ci sono anche coloro e, precisamente, tutte quelle forze, quegli apparati sindacali e politici di centro - destra e di centro - sinistra che, direttamente ed indirettamente, per opportunismo, per interesse, per collateralismo, per compatibilità istituzionale/politica e sindacale, si sono resi partecipi di un silenzio assordante, complice ed irresponsabile, che ha finito per disorientare ed isolare quelle energie, quelle risorse, quelle realtà umane, professionali e sociali che muovono ed agiscono solo ed esclusivamente nell’interesse e nella difesa del Bene e del Servizio Pubblico e per acuire ed approfondire quel sentimento di sfiducia e di disaffezione e quella crisi di rappresentanza e rappresentatività che sono tra le ragioni del declino, della decomposizione morale, civile, sociale e politica che sta soffocando oggi il paese.
Non siamo tra coloro che sono uso brindare per un’eventuale amara esperienza conclusasi: non è nella nostra cultura e nel nostro stile, anche perché riteniamo che, se tutto ciò è stato possibile, lo si è dovuto ad un sistema di potere e di interessi che resterà ancora totalmente intatto. Ma, certamente, siamo tra coloro che porteranno memoria e che considerano questa esperienza gestionale, tra le più negative e fallimentari, non tanto e non solo per le scelte legate a quelle compatibilità economico/Aziendali non condivisibili, perché, crediamo, siano in antitesi con un’idea ed una cultura della salute che vede al centro la persona ed il suo benessere psico –fisico, ma proprio perché c’è stata l’incapacità e la non volontà di misurarsi e confrontarsi sul terreno di un’idea ed una pratica democratica e partecipata della Gestione della Cosa Pubblica.
Aspettare ora, un “ Messia”, e/o un nuovo “Bravo e Buono” Direttore Generale?
Dovremmo aver imparato, a nostre spese, che, questo, non solo mina la nostra autonomia di analisi, di giudizio e di iniziativa, ma rischia di essere un’illusione che può costar cara….!!!
Pensiamo che questa esperienza debba e possa servire per riflettere e ragionare sulla necessità di impegnarsi, ciascuno per quel che può, per costruire e favorire, la crescita e lo sviluppo di una reale, libera, autonoma rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici tutti/e, attraverso percorsi condivisi di partecipazione e di democrazia, per contrastare ogni logica di dominio, in difesa dei propri diritti, delle proprie tutele e per migliorare le condizioni di vita e di lavoro.
Da parte nostra ribadiamo che continueremo ad essere e a sentirci impegnati, al di fuori di qualsiasi opportunità e compatibilità politico/sindacale/aziendale e con il solo ed unico scopo di portare, attraverso il confronto, il dialogo ed il ragionamento un contributo, per difendere il Servizio Socio Sanitario Pubblico e un’idea “ Altra” dell’essere e dell’agire politico/sindacale, nonché per cercare di realizzare, attraverso percorsi condivisi con le/i lavoratrici/tori, con le realtà del Territorio e con i Movimenti, un’idea di Comunità, di uomini e donne che, autonomamente e liberamente si batte per affermare i propri diritti e le proprie aspirazioni……
Le elezioni per il rinnovo dei Consigli Regionali hanno portato al cambiamento degli assetti politici nel Governo della Regione Lazio determinando il passaggio da una maggioranza di centro - sinistra ad una maggioranza e ad un governo di centro - destra.
Il Governo della Sanità nella Regione Lazio ha visto, in questi anni, un alternarsi di dichiarazioni solo apparentemente “infuocate” tra i dei due schieramenti, mentre, invece, è apparso evidente come, per le politiche e le problematiche riguardanti la Sanità, sia a causa delle scelte di politica economico/finanziaria del Governo Berlusconi, che del Governo della Regione Lazio, ci sia stato, anche se ciascuno con le sue distinte responsabilità politiche, un gioco di specchi con l’unica conseguenza di avere determinato un vero e proprio contraccolpo e un pesante ridimensionamento quantitativo/qualitativo del Servizio Socio - Sanitario Pubblico.
A pagarne maggiormente il prezzo sono stati, soprattutto, i cittadini che hanno subito le conseguenze del continuo depotenziamento dei Servizi Pubblici e delle strutture socio - sanitarie e le operatrici ed operatori, costretti a lavorare in condizioni di disagio e difficoltà sempre maggiori, sia per la mancanza di tutte le necessarie figure umane e professionali (mediche, infermieristiche, tecniche, ausiliarie, amministrative e sociali) che per l’inadeguatezza ed insufficienza degli spazi e delle strutture.
Nell’AUSL RM/D tale situazione, al di là della propaganda, delle autocelebrazioni e dell’autoreferenzialità muscolare esibita dalla Direzione Generale, si è sentita in modo ancor più pesante, considerate anche le inadeguate ed esigue risorse economico/finanziarie destinate alla AUSL RM/D ( 383 euro procapite rispetto, per esempio, ai 1.075 dell’AUSL di Latina ) alle quali si è aggiunta la richiesta, da parte della Regione Lazio per il Piano di Rientro economico/finanziario, dopo che, peraltro, la stessa Direzione Aziendale si era vantata di un risparmio gestionale di oltre 130 milioni, di un’altra contrazione della spesa sul personale per l’anno 2009 di altri 3 milioni d’Euro.
Ora ci appaiono come vere e proprie lacrime di coccodrillo quelle che vengono versate davanti ai problemi e alle difficoltà, quali la carenza del personale, con particolare riferimento a quelle/quei lavoratrici/tori precari alle quali sta per scadere il contratto ( infermieri, ausiliari, figure professionali impegnate nella riabilitazione come Logopediste, e Terapiste della Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva).
Perché non ci si è mossi prima? Perché non è stato fatto tutto il possibile, sia in termini Istituzionali/Aziendali, politici e sindacali, per promuovere iniziative affinché potessero essere assunti preventivamente tutti quei provvedimenti necessari ( richiesta di risorse economico/finanziarie appropriate e richiesta di deroghe per assunzioni e/o atti amministrativi per un eventuale proroga dei contratti in essere) per garantire, non solo i livelli occupazionali delle lavoratrici/tori coinvolti, ma la continuità qualitativa/quantitativa all’interno di quei Servizi assistenziali interessati a non vedersi privati di figure professionali necessarie nell’interesse generale riguardanti il Diritto alla Salute delle persone?
NON E’ MAI TROPPO TARDI, MA LA CHIAREZZA, LA CONOSCENZA E L’ANALISI DEI PROBLEMI SONO SEMPRE NECESSARI PER RIUSCIRE AD AFFRONTARE LA REALTA’ ED I SUOI PROBLEMI, SENZA MISTIFICAZIONI E DISTORSIONI, NEL MODO PIU’ OPPORTUNO ED ADEGUATO.
Al di là di cosa accadrà con la definizione degli assetti Politici/Istituzionali e Aziendali restano tutte aperte le questioni ed i problemi emersi, anche alla luce dell’esperienza che sta per concludersi: quale idea di Gestione della Cosa Pubblica debba, oggi, governare le tematiche e le problematiche legate ai diritti e alla Salute delle persone?
La lottizzazione è una degenerazione gravissima che ha sempre caratterizzato il Servizio Sanitario Nazionale e che è andata sempre più affermandosi con l’introduzione della figura dei Direttori Generali nelle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere con i quali si è cercato, apparentemente, di dare risposte, in nome dell’efficienza e dell’efficacia, ad un’idea di gestione di carattere privatistico e falsamente manageriale, come se i diritti e, soprattutto, la salute delle persone potessero essere considerati una merce, un bene di consumo, ma che, di fatto, per il ruolo e per il potere monocratico e assoluto assegnato ai Direttori Generali, non solo ha finito per mortificare, soffocare e reprimere quell’idea di gestione democratica e partecipata della Cosa Pubblica, che era nello spirito riformatore della L.833/78, ma ha finito per diventare strumento ed elemento di occupazione e spartizione dello Stato da parte dei partiti con tutte le conseguenze degenerative verso quei fenomeni di dominio, clientelismo ed autoritarismo, che questo sistema ha determinato.
I Direttori Generali, ci hanno dimostrato, sino ad oggi, che non hanno idea di cosa sia la “ Cosa Pubblica”, il Servizio e il Bene Pubblico; non considerano la necessità, l’opportunità che, per poter rendere più efficienti, più efficaci e, soprattutto, più umani l’insieme dei servizi socio sanitari dedicati alla cura e all’assistenza delle persone e per cercare di farli meglio funzionare e per rispondere appieno alle esigenze, ai bisogni ed ai diritti di salute delle persone, questi hanno bisogno di essere “ Governati” attraverso percorsi, processi e gli strumenti della pratica della Democrazia e della Partecipazione, con il coinvolgimento diretto ed indispensabile di tutte quelle competenze, quei saperi, quelle sensibilità presenti all’interno del Servizio Pubblico rappresentato dalle molte e molti operatrici ed operatori che vi lavorano.
In realtà, mentre le lavoratrici ed i lavoratori cercano, tra le difficoltà ed i disagi, di “ fare Servizio Pubblico” costoro, o meglio molti di questi Lor Signori/e, “ Fanno Azienda”, si comportano come veri e propri Sovrani e Padroni credendo che la Cosa Pubblica sia “Cosa Loro” e che sia possibile poter agire indisturbati/e con il piglio del “Comando” e del “ Dominio” assoluti, preoccupandosi solo di “ dimostrare” quanto siano bravi ed efficienti nel far quadrare i conti ed i bilanci senza rendere partecipi delle loro scelte, direttamente ed indirettamente, e senza attentamente considerare le conseguenze che tali scelte e tali comportamenti possono determinare e/o causare a chi, di quelle scelte, è destinatario: i cittadini/utenti e le lavoratrici ed i lavoratori che operano nei vari reparti e servizi socio - sanitari.
Non sappiamo, a tutt’oggi, come si dispiegherà il valzer delle nomine, se ci saranno i cosiddetti, e quali, “salti della quaglia “ ma siamo tra quelli che non brinderanno, ma conserveranno memoria di un’esperienza che ha segnato, in modo negativo, quella che avrebbe dovuto, per appartenenza, provenienza culturale, sociale e politica, esprimere, anche in un quadro non condivisibile, delle compatibilità politiche/economiche/istituzionali, un’idea ed una pratica Democratica e Partecipata di “ Gestione della Cosa Pubblica”.
La nostra critica e la nostra denuncia, in tutti questi anni, in una condizione certamente difficile, pagando anche alcuni prezzi, ha sempre agito partendo solo ed esclusivamente dal merito dei problemi e delle questioni per segnalare e denunciare ciò che credevamo fosse giusto e necessario, cercando di dar voce e rappresentare, anche attraverso limiti e difficoltà, il disagio, il malessere delle lavoratrici e dei lavoratori, in un clima di arroganza e paura instaurato da una gestione autocratica ed autoritaria che ha teso a comprimere, limitare e soffocare diritti, tutele, dignità e professionalità.
Ora saranno in molti a dire :”Era Ora!!!”, ma tra questi molti ci sono anche coloro e, precisamente, tutte quelle forze, quegli apparati sindacali e politici di centro - destra e di centro - sinistra che, direttamente ed indirettamente, per opportunismo, per interesse, per collateralismo, per compatibilità istituzionale/politica e sindacale, si sono resi partecipi di un silenzio assordante, complice ed irresponsabile, che ha finito per disorientare ed isolare quelle energie, quelle risorse, quelle realtà umane, professionali e sociali che muovono ed agiscono solo ed esclusivamente nell’interesse e nella difesa del Bene e del Servizio Pubblico e per acuire ed approfondire quel sentimento di sfiducia e di disaffezione e quella crisi di rappresentanza e rappresentatività che sono tra le ragioni del declino, della decomposizione morale, civile, sociale e politica che sta soffocando oggi il paese.
Non siamo tra coloro che sono uso brindare per un’eventuale amara esperienza conclusasi: non è nella nostra cultura e nel nostro stile, anche perché riteniamo che, se tutto ciò è stato possibile, lo si è dovuto ad un sistema di potere e di interessi che resterà ancora totalmente intatto. Ma, certamente, siamo tra coloro che porteranno memoria e che considerano questa esperienza gestionale, tra le più negative e fallimentari, non tanto e non solo per le scelte legate a quelle compatibilità economico/Aziendali non condivisibili, perché, crediamo, siano in antitesi con un’idea ed una cultura della salute che vede al centro la persona ed il suo benessere psico –fisico, ma proprio perché c’è stata l’incapacità e la non volontà di misurarsi e confrontarsi sul terreno di un’idea ed una pratica democratica e partecipata della Gestione della Cosa Pubblica.
Aspettare ora, un “ Messia”, e/o un nuovo “Bravo e Buono” Direttore Generale?
Dovremmo aver imparato, a nostre spese, che, questo, non solo mina la nostra autonomia di analisi, di giudizio e di iniziativa, ma rischia di essere un’illusione che può costar cara….!!!
Pensiamo che questa esperienza debba e possa servire per riflettere e ragionare sulla necessità di impegnarsi, ciascuno per quel che può, per costruire e favorire, la crescita e lo sviluppo di una reale, libera, autonoma rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici tutti/e, attraverso percorsi condivisi di partecipazione e di democrazia, per contrastare ogni logica di dominio, in difesa dei propri diritti, delle proprie tutele e per migliorare le condizioni di vita e di lavoro.
Da parte nostra ribadiamo che continueremo ad essere e a sentirci impegnati, al di fuori di qualsiasi opportunità e compatibilità politico/sindacale/aziendale e con il solo ed unico scopo di portare, attraverso il confronto, il dialogo ed il ragionamento un contributo, per difendere il Servizio Socio Sanitario Pubblico e un’idea “ Altra” dell’essere e dell’agire politico/sindacale, nonché per cercare di realizzare, attraverso percorsi condivisi con le/i lavoratrici/tori, con le realtà del Territorio e con i Movimenti, un’idea di Comunità, di uomini e donne che, autonomamente e liberamente si batte per affermare i propri diritti e le proprie aspirazioni……
Iscriviti a:
Post (Atom)