mercoledì 22 giugno 2011

“Domati” con lo zuccherino ….?!!!

Ogni anno si ripropone, per il Territorio del XIII Municipio del Comune di Roma e per il Comune di Fiumicino il problema dell’emergenza estiva nelle strutture e nei Servizi Socio Sanitari con particolare riferimento all’Ospedale G.B. Grassi di Ostia.
Ma si tratta di vera emergenza stagionale? O ci troviamo, invece, dinnanzi ad una “normale” drammatica ordinaria quotidianità?
La grave carenza di personale (medico, infermieristico, ausiliario, tecnico, amministrativo, ecc.) che investe i servizi e le strutture pubbliche, aggravata ulteriormente e pesantemente dal blocco delle assunzioni e del turn-over, sottopone le/gli operatrici/operatori a ritmi e turni di lavoro insostenibili, se non a rischio e a danno della loro stessa salute nonché di quella degli stessi cittadini/utenti, non garantendo, peraltro, i livelli essenziali di assistenza e, quindi, il pieno diritto alla salute.
Se mettiamo da parte i consueti e roboanti annunci, i proclami e le rituali denunce sulla ormai costante “emergenza estiva” negli Ospedali e nei Servizi Socio Sanitari e i fantomatici “stati di agitazione”, dovremmo riflettere, ragionare, e da qui partire, sui processi in atto che investono il Servizio Socio Sanitario Pubblico Nazionale.
Gli stessi Piani di Rientro economico e finanziario, frutto e conseguenza di gestioni e di politiche inadeguate, sia da parte dei Governi di Centro-Destra che di Centro-Sinistra e la riorganizzazione della Rete Ospedaliera, stanno determinando un pesante ridimensionamento dei Servizi Socio-Sanitari Pubblici con una diminuzione dei posti letto e la chiusura di vari reparti ospedalieri, senza che questa sia stata preceduta ed accompagnata da una reale programmazione legata ai bisogni e alle esigenze di salute della popolazione e, soprattutto, ad un potenziamento dei Servizi Socio-Sanitari Territoriali, favorendo i processi e le politiche di deospedalizzazione e di integrazione socio-sanitaria.
La logica che ha accompagnato tali politiche è stata sempre quella di “fronteggiare” le problematiche e le criticità non affrontando, ma anzi lasciando irrisolte, le vere e gravi carenze e criticità divenute di fatto emergenze quotidiane ad iniziare dalla cronica carenza di Risorse Umane e Professionali all’interno dei vari reparti e dei vari servizi.
Bisogna sottolineare inoltre che richiedere ulteriori sacrifici economico-finanziari alla AUSL RM/D, già fortemente penalizzata da un inadeguato trasferimento di risorse (383 euro pro-capite rispetto, ad esempio ai 1.075 della AUSL di Latina) significa costringere al collasso se non alla vera paralisi l’insieme del sistema dei Servizi Socio - Sanitari - Tecnici - Amministrativi della Azienda Usl RM/D.
Proprio per questo pensiamo che bisogna assumersi la responsabilità politica e gestionale di rigettare ulteriori richieste di contrazione della spesa, in particolar modo di quella riguardante il personale, adottando da subito quei provvedimenti ad oggi possibili quali la sostituzione del personale in maternità e il reintegro delle/dei lavoratrici/tori sospesi a vario titolo.
Come si risponde a questa situazione?… Con il Progetto “Estate Sicura”?...Sic .!!!
In cosa consiste?..........Bastone e zuccherino!!!
La Direzione Generale, infatti, attraverso le sue articolazioni (vedi Responsabili e Dirigente SAI ) per “risolvere” il problema ha escogitato la “trovata”, peraltro non troppo originale, in quanto già adottata negli anni passati, di dare degli incentivi agli/alle operatori/trici che svolgono il proprio servizio articolato sui tre turni lavorativi (h. 24).
L’incentivo è di circa 28 Euro per gli infermieri e di circa 23 Euro per gli OSS e ausiliari, per un massimo di 25 ore, tutto il resto rientra nello straordinario.
Peraltro non si capisce con quale criterio, quale analisi, con quale priorità e con quale ragionamento siano stati individuati alcuni reparti e non altri oltre ad essere stati esclusi ( almeno inizialmente ) Servizi Ospedalieri e Territoriali quali il CPO, i Nuclei di Cure Primarie, ecc. ecc..
Con chi sono state concordate tali misure, che incidono sull’organizzazione del lavoro, sulle condizioni di vita e di lavoro, nonché sulla qualità dell’assistenza ai cittadini/utenti?
Forse in qualche stanza segreta dove è consuetudine intraprendere oscure ed ambigue relazioni sindacali? E se così non è stato, le OO.SS. e la RSU, dopo aver minacciato e proclamato fantomatici “Stati di Agitazione”, non hanno nulla da dire in proposito?
O forse si preferisce, ergersi a paladini dei lavoratori spacciando per conquiste, forme di ricatto e sfruttamento, attraverso la monetizzazione e la mercificazione del rischio? Ma costoro non sono gli stessi che hanno sancito e sottoscritto accordi e contratti che hanno contribuito a rendere più incerte e difficili le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori?
Si ricorda a tutti Lor Signori che il lavoro straordinario non può essere utilizzato come fattore ordinario di programmazione del lavoro ( art.34 CCNL del 7.04.1999 ) e che lo stesso dovrebbe avere, sempre e comunque, carattere di eccezionalità. Ci troviamo, invece, di fronte ad un perenne ricorso preventivo, continuativo, e oramai “istituzionalizzato”, dell’orario di straordinario che, oltre a non coprire la gravi carenze di organico esistenti, comporta per gli/le operatori/trici, un aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro che divengono ancor più gravosi e stressanti in considerazione dei particolari compiti e mansioni che gli stessi debbono svolgere nei vari reparti e servizi.
Comprendiamo che le lavoratrici ed i lavoratori, di fronte alla grave crisi economica e nella condizione data di dover in ogni caso svolgere il proprio lavoro, rinunciando e sacrificando i propri tempi di vita (la famiglia, gli amici, gli affetti, il tempo libero, ecc.) vedano con favore tali decisioni per la possibilità di integrare il proprio esiguo e vergognoso salario.
In questa situazione, però, si rischia di non scorgere il pericolo di rimanere ostaggio di tali logiche che tendono a rendere noi tutte e noi tutti “ricattabili” e più subalterni, oltre a mettere in serio pericolo la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro per le/gli stesse/i lavoratrici/lavoratori e per gli stessi cittadini-utenti.
Crediamo che, quelle sino ad oggi adottate, siano solo strumentali ed inutili scorciatoie, che oltre a non affrontare i veri problemi rappresentano un inganno e un ulteriore danno per le/gli stessi lavoratrici/tori e i cittadini/utenti.
Riteniamo, invece, che l’Azienda, davanti a questa situazione, abbia l’obbligo e la responsabilità politica e morale di organizzare i servizi e i reparti in base alle effettive Risorse Umane e Professionali a sua disposizione, programmando e adottando nel breve, nel medio e nel lungo periodo, provvedimenti in grado di salvaguardare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e, nel contempo, garantire livelli qualitativi e quantitativi adeguati e corrispondenti ai bisogni dei cittadini-utenti.

martedì 10 maggio 2011

Al Direttore Generale AUSL Roma D
Prof. Ferdinando Romano
Al Direttore Sanitario Aziendale
Dr.ssa Anna Rosalba Buttiglieri
Al Dirigente U.O.C. Reclutamento e Stato
Giuridico del Personale Dipendente
Dr.ssa Giuditta Del Borrello
Al Direttore Area Risorse Umane e AA.GG.
Dr. Filippo Coiro
e,p.c Al Presidente della Regione Lazio
On. Renata Polverini
Al Consiglio delle/i Delegate/i R.S.U.


Scrivente O.S., facendo seguito alla nota del 14/1/2011 Prot. Aziendale n. 3320 riguardante le modifiche della disciplina del Part-Time stabilite dalle Leggi n.° 133/2008 (art. 73) e n° 183/2010 (Collegato al lavoro) e alla successiva nota di risposta Aziendale del 21/1/2011 prot. n° 5847 a firma del Direttore UOC Reclutamento e Stato Giuridico del Personale Dipendente D.ssa Giuditta Del Borrello e venuta a conoscenza dell’avvio di procedure da parte dell’Azienda, con richiesta di “dettagliate motivazioni” ai dipendenti ai quali era stata riconosciuta, prima della Legge 133/2008, la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, per sottoporre a nuova valutazione i provvedimenti stessi, esprime la propria contrarietà rispetto a misure che tendono a limitare e ledere quei diritti che rispondono a svariate e multiformi esigenze di organizzazione dei tempi e dei bisogni di vita delle persone.

Ciò trova ragione in considerazione del fatto che le/gli lavoratrici/lavoratori interessati, spesso si trovano costretti a ricorrere a tali strumenti normativi/giuridici, per compiti di assistenza, cura ed organizzazione familiare, a causa anche delle notevoli carenze dei servizi sociali deputati a svolgere tali funzioni, rinunciando, peraltro, a parte del proprio salario cosa che, in un momento di grave crisi economica è ancora più gravosa.
Scrivente O.S. ribadisce inoltre la profonda preoccupazione per i rischi che l'applicazione di tali modifiche potrebbero comportare in assenza di regole certe ispirate a principi di uguaglianza, trasparenza, correttezza e buona fede, tenuto conto del forte potere di discrezionalità insito nelle nuove norme giuridiche.
Infatti tali norme tendono a limitare e trasformare, in qualche modo, ciò che era un diritto acquisito, in una concessione, con il rischio di divenire grave strumento di discriminazione, determinando condizioni di sudditanza e subalternità che violerebbero non solo la certezza del diritto ma la libertà e la dignità stessa di ciascuna/o lavoratrice e lavoratore.

Inoltre le limitazioni poste al diritto al Part-Time con la vigente normativa, secondo la quale le richieste di trasformazione dell’orario non sono più accolte “automaticamente”, entro 60 giorni dalla presentazione, ma accettate “discrezionalmente“ dalla Amministrazione, si pongono in evidente contrasto con gli orientamenti europei che tendono ad una maggiore attenzione ai tempi di vita e di lavoro delle persone, agevolandole nei vari e molteplici aspetti riguardanti i diversi bisogni ed esigenze individuali.

Il rischio oggettivo di una pesante limitazione di questo diritto emerge dall'eventualità che le nuove norme siano applicate nel tentativo di supplire a quelle croniche carenze di organico che da anni
ormai compromettono il regolare funzionamento della Pubblica Amministrazione e che sono dovute principalmente al blocco del Turn - Over e al mancato reintegro del personale in quiescenza. Basterebbe rapportare infatti il numero irrisorio di coloro che usufruiscono dello strumento del Part - Time (circa 80 unità del comparto su circa1710 dipendenti) per vedere come sia illusorio, oltre che ingiusto, pensare di poter far fronte alle carenze di organico esistenti attraverso la limitazione di diritti, oltre tutto senza prima aver affrontato un effettiva ricognizione e razionalizzazione delle Risorse Umane e Professionali presenti ed il problema di una riorganizzazione e programmazione dei vari servizi in base alle esigenze della popolazione.

Questa O.S. ritiene che senza una visione d'insieme e senza tener conto di come tali modifiche possano incidere pesantemente sulla vita delle persone, sui loro affetti, sulle spesso delicate problematiche che accompagnano la richiesta del Part - Time, proprio in virtù della grave e preesistente carenza di organico, i Dirigenti o i Responsabili di riferimento chiamati a valutare la possibilità o meno di concedere l'assenso, tenendo conto delle esigenze del servizio, potranno trovarsi di fronte alla contraddizione/conflitto di segnalare la carenza di determinate figure umane e professionali e, al contempo, dover valutare la richiesta di un proprio collaboratore all'utilizzo del tempo parziale lavorativo, con il rischio evidente che sarà lo stesso Dirigente o Responsabile ad "apparire" in contraddizione e/o la lavoratrice o il lavoratore a subirne le effettive conseguenze.

Si evince da ciò che, per evitare difformità, disuguaglianze e assoluto potere discrezionale in un'eventuale applicazione di suddette modifiche, tale questione non possa non vedere la piena assunzione di responsabilità da parte della Direzione Aziendale, proprio facendo riferimento all'art. 16 della legge n.° 183/2010, che stabilisce non l'obbligatorietà ma la possibilità, e quindi la facoltà, di sottoporre a nuova valutazione i provvedimenti di concessione della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale adottati prima della data di entrata in vigore del Decreto Lgs. n.° 112/ 2008 convertito con modificazione dalla Legge n.° 133 del 2008.

Questa O.S. ribadisce la necessità che su tale questione, prima dell'adozione di qualsiasi provvedimento, venga avviato un confronto con la RSU Aziendale e con le OO.SS. per poter meglio definire criteri e principi applicativi, al fine di prevenire ed evitare atteggiamenti discriminatori, ingiusti e discrezionali, a garanzia della certezza del diritto per ogni singola/o lavoratrice/lavoratore.

In ogni caso scrivente O.S. auspica che eventuali provvedimenti di revoca dei Part-Time vedano coinvolti le/gli stesse/i lavoratrici/lavoratori interessati allo scopo di consentire e facilitare la riorganizzazione dei bisogni e delle esigenze personali e familiari.

Scrivente O.S. nel confermare la propria disponibilità ad un confronto su tali questioni, si riserva nel contempo la valutazione e il giudizio sui vari provvedimenti che verranno adottati.

Cordiali saluti
Prot. ASL RM/D
n° 45474 del 10/05/2011

p. il COBAS AUSL RM/D
le/i Delegate/i R.S.U.
Laura Mazzarella - Cesare Morra - Antonio Nocera

mercoledì 4 maggio 2011

Presidio Sant’Agostino – misure preventive idonee alla conservazione dello stato dei lavori.

Al Presidente della Regione Lazio
On. Renata Polverini
Al Direttore Generale AUSL Roma D
Prof. Ferdinando Romano
e,p.c Al Comitato a Difesa della Casa del Parto e dei
Servizi Materno - Infantile
Al Consiglio delle/i Delegate/i R.S.U.


Questa O.S., in merito alla sospensione dei lavori del presidio Sant’Agostino, già segnalata con note del 14/01/2011 ( prot. ASL n° 3329 ) e del 22/02/2011 ( Prot. ASL n° 17209 ) alle quali, ad oggi, non è stato dato alcun riscontro, tenuto conto che, la stessa, ha più volte in passato rappresentato le problematiche relative allo stato e alla condizione dei Servizi Socio Sanitari del Territorio, con particolare riferimento alle criticità dovute alle attuali collocazioni del Consultorio Familiare di Ostia, del TSMREE e del Servizio Immunoprofilassi/Vaccinazione, nel denunciare il preoccupante ritardo nella ripresa dei lavori e per la realizzazione della “Casa della Salute della Donna e del Bambino” così come richiesto anche dal “Comitato a Difesa della Casa del Parto e dei Servizi Materno Infantile”, segnala il grave stato di abbandono nel quale è stata lasciata la struttura dopo che la Ditta appaltatrice ha bloccato gli interventi di ristrutturazione.
Risulta, infatti, che, dalla sospensione lavori ( novembre 2010 ) non è stato realizzato alcun intervento preventivo e protettivo della struttura, soprattutto, attraverso l’apposizione di teloni a copertura dei battenti rimasti aperti. Tale situazione, oltre a rappresentare un ingiustificabile stato di abbandono di una struttura adibita a Servizi Socio - Sanitari Pubblici indispensabili per il Territorio, può determinare, in considerazione anche della sua collocazione, esposta ad agenti atmosferici e soggetta al possibile ingresso e nidificazione di volatili, grave nocumento dei lavori già effettuati con il conseguente aumento dei costi che ciò può comportare.
Questa O.S., nel sollecitare nuovamente l’immediata ripresa dei lavori e la piena realizzazione del Progetto della “Casa della Salute della Donna e del Bambino” chiede l’esecuzione degli interventi tecnici necessari alla conservazione dello stato dei lavori già eseguiti, nell’attesa della ripresa della attività di ristrutturazione nel cantiere.
In attesa di un sollecito riscontro si inviano distinti saluti.
Prot. ASL RM/D
n° 43438 del 4/05/2011 p. il COBAS AUSL RM/D
le/i Delegate/i R.S.U.
Laura Mazzarella - Cesare Morra - Antonio Nocera

martedì 5 aprile 2011

VINTA LA BATTAGLIA DELLA CASA DEL PARTO DI OSTIA

SABATO 9 APRILE ALLE ORE 14 MANIFESTAZIONE PUBBLICA DAVANTI ALLA STRUTTURA S. AGOSTINO, Lungomare Paolo Toscanelli 230 – Ostia

Dopo mesi di battaglie e la costituzione di un Comitato a difesa della Casa del Parto e dei Servizi Materno Infantili del XIII Municipio, sempre molto partecipato, la Casa del Parto “Acqualuce” esce finalmente dalla precaria fase di sperimentazione e diventa a tutti gli effetti una struttura stabile funzionalmente legata alla maternità dell’Ospedale Grassi di Ostia. Ancora fermi, invece, i lavori di ristrutturazione del S. Agostino nel quale era prevista la nascita di un polo dedicato alla salute materno infantile.
“Siamo soddisfatti di quello che pensiamo essere un primo passo verso la restituzione di un importante pezzo di sanità pubblica alla cittadinanza e, nel caso specifico, alle donne che hanno il diritto di scegliere una gravidanza non medicalizzata” dichiarano in una nota USB e Cobas della Asl Roma D, tra i promotori del Comitato, “continueremo a vigilare, affinchè gli impegni assunti dalla Regione, con particolare riferimento ad uno adeguato standard di personale ostetrico, possano permettere un reale ed efficace funzionamento della struttura”.

“Ora la lotta prosegue a difesa del S. Agostino, presidio nel quale è prevista la nascita della “Casa della Donna e del Bambino” e che vede, invece, i lavori di ristrutturazione fermi da molti mesi ed un futuro incerto circa la destinazione finale” prosegue la nota sindacale; “al S. Agostino devono innanzitutto essere ripristinati i servizi precedentemente esistenti e che attualmente operano in condizioni di grave disagio ambientale quali il Consultorio, il servizio di vaccinazioni e il TSMREE, per poi dar vita ad una vero e proprio polo pubblico di prevenzione e cura della salute materno infantile del vasto territorio del XIII Municipio, nel quale, attualmente, non sono garantite.”

“Non permetteremo altre destinazioni d’uso del S. Agostino – magari legate a qualche speculazione edilizia, vista l’ubicazione fronte-mare della struttura – per questo motivo partecipiamo, e invitiamo alla partecipazione, alla manifestazione pubblica indetta per sabato 9 aprile 2011, alle ore 14 davanti al S. Agostino” conclude la nota.


Roma, 4 aprile 2011

martedì 22 febbraio 2011

sospensione lavori di ristrutturazione presidio Sant’Agostino – Ostia – richiesta chiarimenti.

Roma, 22 febbraio 2011

Al Presidente della Regione Lazio
On. Renata Polverini
Al Direttore Generale AUSL Roma D
Prof. Ferdinando Romano
e,p.c Al Comitato a Difesa della Casa del Parto e dei
Servizi Materno - Infantile
Al Consiglio delle/i Delegate/i R.S.U.


Scrivente O.S., facendo seguito alla nota del 09 febbraio u.s. riguardante la sospensione dei lavori di ristrutturazione del presidio Sant’Agostino dal mese di novembre 2010 in relazione ad alcune notizie comparse sugli organi di stampa e ad alcune prese di posizione in merito all’erogazione dei fondi necessari per gli stessi lavori di ristrutturazione, chiede di conoscere se corrisponde a verità e quali ne siano eventualmente le ragioni, la notizia che, solo un terzo dei fondi previsti, e impegnati per la gara di appalto, risulterebbero essere state erogati, e già concessi alla Ditta, secondo quanto previsto nel capitolato d’appalto.

Tenuto conto che i finanziamenti e stanziamenti ( € 4.000.000,00 ) da parte della Regione Lazio avrebbero dovuto, secondo quanto annunciato, consentire l’ultimazione dei lavori, da parte della Ditta a cui è stato affidato l’appalto entro marzo 2011, si chiede di conoscere se, quando, e quali ulteriori interventi, non previsti al momento dell’assegnazione della gara d’appalto, siano stati inclusi, durante lo “ Stato di avanzamento dei lavori” e, se questi e in che misura, abbiano determinato un ulteriore aumento dei costi rispetto al finanziamento iniziale.

Scrivente O.S. chiede infine di conoscere se e quali iniziative e provvedimenti si stiano attivando ed assumendo al fine di consentire l’immediata ripresa dei lavori per la realizzazione della “Casa della Salute della Donna e del Bambino” e, soprattutto, per assicurare in tempi brevi lo spostamento e l’originaria ricollocazione di quei Servizi e di quelle attività che operano oggi tra molte difficoltà come il Consultorio Familiare di Ostia, il TSMREE di Ostia, l’Immunoprofilassi/Vaccinazioni, ecc.., riconsegnando al Territorio una struttura indispensabile ai fini di una crescita qualitativa e quantitativa dei Servizi Socio Sanitari.
In attesa di un sollecito si inviano cordiali saluti.
Prot. ASL RM/D
n° 17209 del 22/022011
p. il COBAS AUSL RM/D
I Delegati R.S.U.
Laura Mazzarella - Cesare Morra - Antonio Nocera

lunedì 14 febbraio 2011

Quando i nodi vengono al pettine…, se si trova il pettine!!!

Questa O.S. ha più volte avuto modo di segnalare e denunciare, subendo anche ritorsioni e minacce di querela, a mezzo stampa, attraverso note, comunicati e volantini le problematiche delle Politiche riguardanti l’uso e la gestione delle Risorse Umane e Professionali all’interno della ASL RM/D; sottolineando come l’uso e la gestione delle Risorse Umane ( assunzioni, mobilità, trasferimenti, comandi, ecc.,) richiedessero interventi e politiche adeguate in grado di garantire, in modo oculato ed appropriato, un’equa distribuzione e razionalizzazione delle stesse in rapporto ai ruoli, alle qualifiche, alle competenze e alle professionalità nelle rispettive assegnazioni e collocazioni, partendo dalle priorità delle attività dei singoli servizi nel rispetto, soprattutto, di quei criteri e quei principi di correttezza e trasparenza ( graduatorie, avvisi e bandi di mobilità, ecc. ) necessari per assicurare certezza e tutela del diritto, nonché dignità umana, professionale/lavorativa a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori.
Purtroppo così non è stato!!!
Ad un modello reso, anche dalle nuove normative di carattere generale, sempre più deregolamentato, si è accompagnato ed instaurato, in particolar modo nella passata gestione, all’interno della ASL RM/D, un sistema ed un clima autocratico ed autoritario fatto di scelte, decisioni, di atteggiamenti dettati solo da criteri arbitrari e da mere logiche discrezionali, al di fuori di ogni regola di confronto, in violazione anche di quegli accordi sindacali sulla mobilità ribaditi nel verbale d’intesa del 12/02/2008 con le R.S.U., nonché di quelle norme di trasparenza e di controllo degli atti e delle scelte che sarebbero dovute ad una Pubblica Amministrazione.
Atteggiamenti, comportamenti, decisioni a carattere di “ favore “ e/o punitivi, vessatori che hanno finito per generare tra e nei lavoratori/trici, condizioni di incertezza, sudditanza e sottomissione, con la logica conseguenza di costringere, le/gli stesse/i, alla ricerca di “ strategie “ personali, “prigionieri” magari, di zelanti esponenti e Dirigenti Aziendali (v. Direzione S.A.I. Aziendale) nella speranza e nell’aspettativa di vedersi riconoscere e affermare quei bisogni e quei diritti altrimenti negati.
Una logica ed un sistema autoritario che ha inteso affermare il “Potere Assoluto” nella vita, nelle condizioni e nei destini umani, lavorativi/professionali delle persone.
Pensiamo che ciò abbia reso più acute quelle criticità e quelle problematiche legate alla carenza degli organici nei vari servizi socio - sanitari e in quelli tecnico/amministrativi, e ancor più evidenti e drammatiche oggi, per l’impossibilità di pervenire in tempi brevi all’acquisizione di nuove risorse umane e professionali attraverso assunzioni, tenuto altresì conto delle limitazioni derivanti dal blocco del Turn – Over per quelle Regioni, come il Lazio, sottoposte al Piano di rientro.
Tale situazione non può che determinare ulteriori difficoltà per la funzionalità e l’efficacia stessa dei servizi con pesanti ricadute sulla quantità e la qualità delle attività e delle prestazioni determinando, inoltre, insostenibili conseguenze per i carichi ed i ritmi di lavoro degli operatori/trici con rischi notevoli per la salute e per le loro stesse condizioni psico – fisiche e con la difficoltà di assicurare la necessaria qualità assistenziale.
In questa realtà, in ragione di una crisi economico/finanziaria, oggi si cerca di correre ai ripari attraverso una ricognizione del personale, anche in base ai Programmi Operativi 2011 – 2012 della Regione Lazio, in particolar modo di quello infermieristico, presente all’interno dei vari servizi e reparti della ASL RM/D, con l’intento, si presume, di verificare la possibilità di “recuperare”, ottimizzare le risorse professionali per cercare di ovviare alle situazioni di maggior criticità presenti all’interno degli stessi.
In tale contesto si sono sentite aleggiare strumentali e pretestuose posizioni, magari anche tendenti a mascherare e a nascondere le reali responsabilità non solo politiche, ma gestionali di chi in questi anni ha agito contribuendo a determinare questo stato di cose, con comportamenti da vero e proprio “ Padroncino” ( es. Dirigente S.A.I. ) nella “ Gestione delle Risorse Umane e Professionali“ esercitando, a nostro parere, il suo ruolo al di fuori di qualsiasi idea di programmazione e organizzazione dei servizi e delle attività necessarie ed imprescindibili ai fini di una trasparente, razionale ed equa collocazione e distribuzione delle Risorse Umane e Professionali all’interno dell’Azienda.
Una domanda ci sorge spontanea: può continuare a ricoprire lo stesso incarico chi si è reso responsabile di ciò…?!!!
Comprendiamo le preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori che si trovano ora davanti all’eventualità di un trasferimento ed una ricollocazione, magari senza alcun preavviso e preventivo coinvolgimento, e proprio per questo riteniamo necessarie, in merito all’utilizzo del personale, scelte corrispondenti alle priorità dei servizi, delle attività e delle prestazioni, orientate ad una più equa distribuzione e razionalizzazione del personale stesso in rapporto ai ruoli, alle qualifiche, alle competenze, alle professionalità ed alle rispettive assegnazioni e collocazioni. Ciò, partendo esclusivamente dall’esamina, dallo studio e dalla programmazione delle attività nei singoli servizi, anche di quelli da dove eventualmente tali risorse verranno sottratte, promuovendo e adottando criteri e principi di partecipazione, trasparenza, correttezza e razionalità, evitando ( che “l’assassino” torni sul luogo del delitto) qualsiasi atteggiamento e comportamento arbitrario, vessatorio e meramente discrezionale, lesivo non solo dei diritti, ma della stessa dignità umana e professionale di ogni lavoratrice e lavoratore.
Ciò, chiaramente, nel pieno rispetto delle normative e delle procedure, in particolar modo, di quelle relative alle visite mediche preventive per cambio mansione, come da D.Lgs 81/2008 art. 41 comma 2 lett. D, così come anche indicato nella nota della R.S.U. del 31/01 u.s..
Nel corso di questi anni le politiche di Gestione delle Risorse Umane sono state sempre strumento di un’idea del potere che ha contribuito, anche insieme alle politiche economico/finanziarie portate avanti dai vari Governi di Centro Sinistra e di Centro Destra, a dissipare risorse realizzando nei fatti una rete di piccoli/grandi interessi, particolarismi e clientele, soffocando energie, competenze, saperi, sensibilità dentro una logica ed un’idea proprietaria e feudale della “ Cosa Pubblica”.
Pensiamo, infine, sia utile, ancora una volta, ribadire il senso del nostro sentire e del nostro agire ed è nel credere che solo attraverso una partecipazione attiva, un confronto costante, una pratica sociale ed umana “Altra” nei posti di lavoro, nel Territorio in cui si vive e nel cercare di essere e divenire comunità, che si possano creare le premesse e le condizioni da cui ripartire, per determinare dei cambiamenti reali nelle condizioni di vita e di lavoro di ciascuno e ciascuna di noi; la possibilità stessa per rimettere in discussione, per ripensare e ridisegnare non solo l’organizzazione del lavoro, ma l’intero sistema di relazioni umane e sociali, i tempi e i modi stessi della vita delle persone, per una diversa qualità del vivere.

COBAS ASL RMD

giovedì 10 febbraio 2011

Consultorio Familiare di Ostia - 13 Municipio / Distretto 2.

Al Presidente della Regione Lazio
On. Renata Polverini
Al Direttore Generale AUSL Roma D
Prof. Ferdinando Romano
Al Direttore del Distretto Sanitario XIII Municipio
Dott.ssa Daniela Sgroi
Al Dirigente U.O.C. Tutela della Salute
della Donna e del Bambino
Dr.ssa Patrizia Musacchio
Al Dirigente U.O.C. Prevenzione e Protezione
Dr. Vittorio Chinni
e,p.c. Alle/gli Operatrici/tori del Consultorio Familiare di Ostia
All’Assemblea delle Donne XIII Municipio
Sig.ra Ada Codecà
Al Comitato a Difesa della Casa del Parto e dei
Servizi Materno - Infantile
Al Consiglio delle/i Delegate/i R.S.U.


Scrivente O.S., ha già avuto modo in passato di segnalare, specificatamente con nota del 15/12/2008 Prot. n°103823, e con nota/segnalazione, del 23/06/2009 Prot. AUSL RM/D n° 57806 inviata, anche all’allora Presidente della Regione Lazio, On. Piero Marrazzo, le problematiche relative ai Consultori Familiari del 13 Municipio / Distretto 2, con particolare riferimento alla situazione venuta a determinarsi, dopo la chiusura per lavori di ristrutturazione del Sant’Agostino, con il trasferimento del Consultorio di Ostia, presso un locale di proprietà privata, in Via Capitan Casella, n°3/A., per il quale l’Azienda ASL RM/D ha stipulato un contratto di locazione.
I locali, come già segnalato, anche attraverso un esposto, dall’Assemblea delle Donne del 13 Municipio, nonché dalla stessa scrivente O.S, si sono dimostrati da subito inadeguati, inidonei, al limite dell’agibilità e tali da non poter garantire l’insieme delle attività già svolte precedentemente nel presidio Sant’Agostino, sia in termini quantitativi che qualitativi e, malgrado fosse stato richiesto, non era stato possibile neanche sapere se fossero state effettuate, ai fini del trasferimento del Consultorio Familiare, le necessarie verifiche di fattibilità ed idoneità dei locali situati in Via Capitan Casella n° 3/A.
A tutt’oggi non si conosce se al tempo siano state richieste e date le autorizzazioni ed i nulla osta necessari e, quindi, se esistano, all’interno degli attuali locali del Consultorio Familiare, quelle condizioni imprescindibili del rispetto dei requisiti e dei criteri di appropriatezza ( L. R. n° 4/2003 ) e delle norme di sicurezza ed agibilità a tutela della salute dei lavoratori/lavoratrici e degli stessi cittadini/utenti ( D.lgs. 81/08 ).
E’ opportuno far presente che, a seguito di una serie di segnalazioni e di iniziative, la stessa Direzione Aziendale giunse, in data 07/03/2009, alla firma di un Verbale d’Intesa con l’Assemblea delle Donne e con la R.S.U. Aziendale, nel quale si dichiarava e affermava di voler: ”… ..valutare l’adeguatezza dei servizi consultoriali di Ostia, per i quali è in corso una trattativa ( senza, peraltro, mai indicare quale ) per i locali atti all’apertura di un secondo Consultorio…”.
Tale intento risultò non corrispondente alla realtà e gli impegni presi vennero, di fatto, completamente disattesi sino al punto di “impedire” lo svolgimento dei lavori, per affrontare tale problematica, del Tavolo di confronto, istituito dalla stessa Direzione Aziendale.
Un Tavolo di confronto che vedeva, in realtà, al di là dell’intenzione, dell’impegno e della disponibilità personale di chi era stato chiamato a rappresentare l’Azienda, l’assenza più totale di una reale volontà e di una strategia Aziendale se non quella, evidente, di cercare di prendere tempo, evitando di dare risposte e soluzioni ai problemi e alle criticità esistenti.
Oggi, a due anni dal trasferimento del Consultorio Familiare nei locali di Via Capitan Casella, n°3/A, in considerazione anche della sospensione dei lavori di ristrutturazione del Sant’Agostino, segnalata da questa O.S. in data 14/01/2011, Prot. ASL RM/D n° 3329, che, di fatto, ne compromette l’originaria ricollocazione, è forte la preoccupazione per i destini di quello che a ragione è considerato un importante ed indispensabile servizio per le politiche sulla Tutela della Salute della Donna e del Bambino.
Preoccupazione espressa anche dalle operatrici ed operatori in una nota del 01/02/2011 inviata ai Dirigenti Aziendali e per conoscenza alle OO.SS. nella quale vengono ribadite le difficoltà, i disagi e le criticità esistenti all’interno della sede di Via Capitan Casella sia per le/gli operatrici/tori, nello svolgimento delle molteplici funzioni ed attività, che per l’accoglienza dei numerosi cittadini/utenti che si rivolgono al Consultorio Familiare.
Difficoltà, disagi e criticità che, le notizie relative all’interruzione dei lavori di ristrutturazione del Sant’Agostino rendono sempre più insostenibili ed inaccettabili.
La situazione ampiamente e dettagliatamente segnalata e denunciata all’epoca da questa O.S. e dall’Assemblea delle Donne del XIII Municipio del Consultorio Familiare al di là di qualche sporadico “intervento tecnico” è tuttora la seguente:
1. In quella che dovrebbe essere l’entrata principale gli scalini, asimmetrici e particolarmente stretti, creano difficoltà rappresentando, peraltro, un vero e proprio rischio per le donne con i bambini in braccio e non permette, di fatto, il regolare e normale accesso, deflusso e passaggio per più di una persona alla volta, con evidente difficoltà per passeggini e carrozzine, tant’è che per l’accesso delle persone diversamente abili viene utilizzata l’entrata condominiale che si apre nel locale ripostiglio dello stesso consultorio;
2. Gli spazi, all’interno della struttura, risultano incredibilmente insufficienti, non funzionali e particolarmente disagevoli sia per le/gli operatrici/ori che, soprattutto per le persone che vi accedono;
3. La porta d’ingresso, nell’apertura, prende tutto lo spazio antistante lo sportello per il filtro e l’accoglienza, dove sostano le persone in attesa di indicazione e informazioni;
4. Il corridoio risulta strettissimo anche per il normale transito delle persone che vi accedono ( una alla volta ) e rimane particolarmente difficoltoso per il passaggio di mamme e/o papà muniti di carrozzine e passeggini;
5. La stanza adibita ad accoglienza è quella relativa allo spazio “ ritagliato “ nel corridoio ed è situata subito a ridosso della porta d’entrata, ed è priva di finestre.
6. Cosa particolarmente grave è l’impossibilità, in queste condizioni, di poter garantire la riservatezza e la tutela della privacy delle persone, considerata anche la particolare delicatezza delle problematiche trattate.
7. In realtà manca una vera stanza per l’accoglienza e per effettuare in modo idoneo e funzionale i primi colloqui, i lavori di segreteria e tutte le attività organizzative e pratico/amministrative;
8. La sala d’attesa è molto piccola, sono presenti solamente sei sedie e risulta disagevole, se non impossibile, far sostare e soggiornare in modo adeguato e confortevole gli utenti all’interno della sala, spesso con bambini, che accedono al servizio e che frequentemente si trovano, così, costretti a sostare all’esterno con i disagi e le difficoltà che questo potrebbe comportare in presenza di condizioni atmosferiche particolarmente avverse ( temperature troppo alte o troppo basse, ecc. );
9. L’apertura della porta del bagno ( unico bagno per i disabili e non) è rivolta verso l’esterno e, quindi, invade, nell’apertura, lo spazio della “ sala d’attesa “ andando persino ad intralciare l’entrata e l’uscita delle persone che accedono o escono dalla stanza del ginecologo;
10. La stanza del ginecologo, per le esigue dimensioni, risulta essere ancor più inadeguata e angusta vista la numerosa, ma pur necessaria, presenza di mobilio ( n° 2 scrivanie ) un armadio e strumentazione sanitaria (sterilizzatrice, lettino visite, carrello, computer, ecc. ) ;
11. La stanza adibita per la preparazione al parto può consentire un idoneo lavoro per gruppi di massimo otto donne anziché 15, come era in precedenza al Sant’Agostino e, quindi, non è possibile garantire lo stesso numero di utenza ( attualmente si svolge un corso al mese con la conseguenza di non poter rispondere anche minimamente alle numerose richieste basti pensare che solo all’Ospedale G.B. Grassi avvengono annualmente circa 1600 parti);
12. I Gruppi del dopo parto, essendoci anche i bambini con passeggini, in queste condizioni hanno molte difficoltà di accesso e di permanenza nella struttura;
13. Le operatrici e gli operatori sono costretti ad alternarsi frequentemente nelle stanze - v. psicologhe ( n° 2) ostetriche ( n° 2 -) Infermieri ( n°5);
14. Si ricorda che precedentemente al Sant’Agostino l’attività specialistica ( pediatrica, ginecologica ) era di 15 turni settimanali, mentre, attualmente è ridotta a solo 9 turni e che le aperture pomeridiane erano 4 e attualmente sono state ridotte a due;
15. Risulta che l’uscita di sicurezza non è utilizzabile in quanto lo spazio adiacente è stato adibito necessariamente ad uso magazzino ( fotocopiatrice, scaffali archivio, armadio deposito materiale sanitario, appendiabiti, lampada ginecologica, scatoloni con materiale sanitario e di segreteria, ecc.);
16. La stanza adibita per le visite pediatriche viene utilizzata per due volte alla settimana per effettuare lo Screening del Pap – Test; la stanza, peraltro, risulta particolarmente angusta e disagevole per la presenza al suo interno di materiale e del mobilio necessario alle due attività, allo stesso tempo suscita non poche perplessità l’alternarsi in uno medesimo spazio di attività che richiederebbero, proprio per la loro diversa specificità, spazi indipendenti anche per il necessario rispetto delle imprescindibili condizioni igienico – sanitarie;
17. Durante le sedute di Screening c’è un eccessivo affollamento nella piccolissima sala di attesa a causa del sovrapporsi delle attività consultoriali;
18. Nella stessa giornata di svolgimento dell’attività di Screening, la stanza adibite ai Gruppi pre e post parto viene utilizzata, in assenza di altre stanze, per l’accoglienza dello Screening.
Appare evidente come questa situazione sia fortemente lontana da quei requisiti anche minimi Strutturali, Tecnologici ed Organizzativi previsti tra l’altro dal Decreto della Regione Lazio n° 90 del 10/11/2010, ridimensionando di fatto l’attività ed il ruolo dei consultori all’interno del Territorio.
E’altresì necessario ricordare che in un Territorio come il 13 Municipio ed il Comune di Fiumicino ci sono solo quattro Consultori Familiari mentre la legge ne prevede uno ogni ventimila abitanti e, quindi, ne sarebbero necessari almeno altri dieci, se si considera anche la forte espansione edilizio/abitativa ancora in corso.
Pensiamo sia utile ricordare che i Consultori Familiari espletano le funzioni di cui alle Leggi n° 405/75 e 194/78 con competenze proprie e svolgono, inoltre, una importante ed insostituibile funzione sociale., e non possiamo a tale proposito non ribadire quanto già espresso, da questa O.S. nella nota del 23/06/2009:
“……i C.F., nati come servizi di assistenza alla famiglia e di educazione alla maternità e paternità responsabili, hanno il compito primario e fondamentale di realizzare e sviluppare tutte quelle attività necessarie…… “ all’informazione, l’educazione e l’assistenza sociale, sanitaria, e psicologica a livello individuale e di gruppo, per i problemi della sessualità, per la procreazione libera e consapevole, per la maternità e paternità responsabili, l’armonico sviluppo fisico e psichico dei figli e per la realizzazione della vita familiare con particolare riguardo alle condizioni sociali ed ambientali…..” ( art. 2 L.R. 15/76 ).
Tali attività debbono essere svolte in un’ottica multidisciplinare e in stretto collegamento con le diverse strutture socio – sanitarie e le realtà sociali, culturali e educative presenti sul Territorio.
Va, inoltre, ricordato e sottolineato che la nascita dei C.F. ha costituito una vera e propria anticipazione di quella cultura di promozione della saluta intesa come benessere psico – fisico delle persone e, nello specifico, della donna e del bambino. In questo senso, i C. F. hanno rappresentato una svolta, un segnale di cambiamento dell’intervento sanitario poi recepito dalla L.833/78 di Riforma Sanitaria. Un cambiamento, una trasformazione culturale, persino di costume, che invertiva il concetto di salute intesa come assenza di malattia, fino ad allora prevalente, e nello stesso tempo rompeva il dominio ed il Potere esercitato sull’autonomia e autodeterminazione delle donne….”
Per tali ragioni, pensiamo, che il ritardo nell’ultimazione dei lavori del Sant’Agostino e la mancata originaria ricollocazione al suo interno di questo Servizio rappresenterebbe un’ulteriore limitazione e mortificazione di un’attività fondamentale come quella portata avanti dai Consultori Familiari.
Questa O.S. ribadisce, pertanto, come già rappresentato con nota del 14/01/2011, la necessità che siano attivate con la massima sollecitudine tutte le procedure e le iniziative istituzionali, politico, amministrative e tecniche per rimuovere qualsiasi ostacolo che costituisca e determini impedimento all’ultimazione dei lavori di ristrutturazione del Sant’Agostino.
Chiede, inoltre, nell’eventualità di ulteriori gravi ritardi, rispetto alla data precedentemente indicata ( Marzo 2011) nella consegna della struttura, che vengano individuati degli spazi con i requisiti indicati nel Decreto sopra citato della Regione Lazio n° 90 del 10/11/2010, per una diversa, dignitosa e più idonea collocazione del Consultorio Familiare di Ostia, tale da poter assicurare, in tempi brevi, un più corretto, appropriato e funzionale svolgimento del ruolo e delle funzioni Istituzionali dello stesso. Ciò a tutela delle condizioni e della dignità umana, lavorativa e professionale delle operatrici e degli operatori, nonchè delle esigenze, dei bisogni, dei diritti e della dignità stessa dei cittadini/utenti.
In attesa di un sollecito riscontro, si inviano Cordiali saluti.

Prot. ASL n° 12268 del 09/02/2011


p. il COBAS ASL RM/D
I Delegati R.S.U..
Laura Mazzarella - Cesare Morra - Antonio Nocera