domenica 7 settembre 2014

Comunicato Stampa




     Il Cobas Asl Rm/D, in merito a quanto sta accadendo nelle Strutture e nei Servizi Socio-Sanitari territoriali ribadisce  quanto già espresso nel Documento Cobas Asl Rm/D: “Stato dei Servizi Socio-Sanitari, Carenza Personale e Mobilità”  (Prot. Asl Rm/D n° 56770 del 31.07.2014) e nella Nota Cobas Asl Rm/D avente come oggetto: “Carenza del personale – Mobilità d’urgenza. Considerazioni e valutazioni.”(Prot Asl Rm/D n° 67381 del 04/08/2014) inviata alla Direzione Generale della Asl Rm/ D ed al Presidente e Commissario alla Sanità della Regione Lazio On. N. Zingaretti.

     Ritiene pertanto grave il tentativo di scaricare sulle lavoratrici ed il lavoratori la responsabilità dei disagi e dei disservizi che stanno sempre più emergendo a causa della grave carenza del personale. Problematiche e difficoltà che, certamente, non possono essere affrontati e risolti attraverso provvedimenti di mobilità estemporanei senza che venga realizzata una seria e concreta  riorganizzazione delle strutture e dei Servizi in base alle risorse umane realmente esistenti.

     La problematica della carenza del personale, proprio in ragione dell’insieme dei provvedimenti economico-finanziari (Legge di stabilità, Piani di rientro, Spending review, Blocco delle assunzioni e del Turn-over, ecc.), è destinata a divenire sempre più gravosa e non si può pensare, quindi, che questa possa essere affrontata, ancora ed in un prossimo futuro, attraverso provvedimenti tampone dettati esclusivamente dal carattere d’urgenza e dalla provvisorietà e che non risolvono i problemi, creando, anzi, ulteriori disservizi a scapito sia degli operatori che dei cittadini utenti.
     E’ necessario quindi avviare, anche attraverso un confronto con le Parti Sociali,  una  seria programmazione e riorganizzazione dell’insieme delle attività delle Strutture e dei Servizi Socio-Sanitari e una più oculata e trasparente distribuzione, collocazione e razionalizzazione del Personale tutto,  consentendo, al contempo, sia il potenziamento di quei Servizi Socio-Sanitari integrativi ( C.A.D, Cure Primarie, ecc.) e di interesse sociale (Ser.T, C.S.M., Consultori, ecc.) sia la funzionalità stessa dei Presidi Ospedalieri (C.P.O. – G.B. Grassi) in rapporto alle Risorse Umane e Professionali realmente esistenti.
      E’ pertanto compito dell’Amministrazione evidenziare le criticità e definire le strategie aziendali, le priorità, predisporre e attuare le soluzioni, secondo criteri, che garantiscano il principio del buon andamento della pubblica amministrazione e, in ottemperanza a ciò, assolvere al compito ed al dovere di predisporre gli atti corrispondenti essenzialmente in base ai principi di efficienza, di efficacia e di appropriatezza.

     Si ricorda infine, rispetto alle dichiarazioni fatte dal Direttore Generale Dott. Vincenzo Panella, nell'intervista del 03.09.2014, che lo straordinario, non è un’ “opzione” decisa dalle lavoratrici e dai lavoratori, ma viene utilizzato, dalle varie Amministrazioni, contrariamente a quanto stabilito dalle normative vigenti, come strumento di organizzazione e programmazione dell’attività e dei turni lavorativi. In questo modo si sottopongono le stesse lavoratrici e i lavoratori a turni massacranti mettendone  a rischio la loro salute e riducendo inevitabilmente anche la qualità dell'assistenza a discapito anche degli stessi cittadini-utenti.

     Il compito e il ruolo di una Direzione Aziendale riteniamo non sia quello di lasciarsi andare a dichiarazioni in modo così superficiale ed approssimativo, ma quello di cercare di conoscere, analizzare, approfondire ed affrontare le gravi problematiche e criticità esistenti e, su questo, magari, promuovere ed avviare un confronto con le Realtà Sociali e Istituzionali, assumendosi le responsabilità che le competono in virtù del proprio ruolo di governo di un’Azienda Pubblica.   

Roma, 4 settembre 2014

Cobas Asl Rm/D                        

venerdì 8 agosto 2014

Carenza del personale – Mobilità d’urgenza. Considerazioni e valutazioni.


                                                         

                                                
Al Direttore Generale
Dr. Vincenzo Panella
Al Direttore Sanitario
Dr.ssa Flavia Simonetta Pirola
Al Direttore Amministrativo f.f.
Dr. Filippo Coiro
Al Direttore Area Risorse Umane e Affari Generali
Dr. Filippo Coiro
Al Direttore Sanitario PP.OO. G.B. Grassi – CPO
Dr. Lindo Zarelli
Al Coordinamento dei Servizi delle Servizi delle Professioni
Sanitarie e Sociali
e, p.c.    Al Presidente e Commissario alla Sanità della Regione Lazio
Onorevole Nicola Zingaretti
Al Sub –Commissario ad Acta
Dr. Renato Botti
Al Consiglio dei Delegati della R.S.U.


         
     A circa due mesi dalla decisione, da parte della Direzione Aziendale, di pervenire all’adozione di provvedimenti di mobilità interna per far fronte alla carenza del personale, presso il P.O. G.B.Grassi, in ragione anche “dell’emergenza estiva”, si ritiene opportuno tracciare un primo bilancio per valutarne limiti,  problematiche e criticità emerse e tuttora presenti.
    Come Cobas Asl Roma/D abbiamo elaborato un contributo di analisi e approfondimento, inviato a Codesta Direzione in data 30.06.2014 Prot. n.56770, con il quale si è tentato di dare una lettura d’insieme alle problematiche che riguardano lo stato dei Servizi e delle Strutture Socio-Sanitarie della stessa Asl Roma D.
   I provvedimenti adottati, motivati da un carattere “d’urgenza”, stanno facendo emergere difficoltà in alcuni Servizi Territoriali che si sono visti privare di alcune figure professionali, già carenti, tenuto anche conto che i Servizi di cui trattasi (C.S.M., Ser.T e C.A.D.) rivestono un ruolo particolarmente delicato per le tematiche e le problematiche di cui si occupano e che riguardano utenti che vivono in condizioni di particolare disagio e fragilità sociale.
 Tutto questo è avvenuto attraverso scelte improvvisate e approssimative al di fuori di qualsiasi criterio di programmazione ed organizzazione.
Si è venuto a determinare, infatti, che a seguito dei provvedimenti di mobilità adottati, gli stessi Servizi nei quali sono state individuate le figure infermieristiche  da collocare presso il P.O. G.B. Grassi, si sono trovati a dover ridurre le attività al “minimo assistenziale” e, contemporaneamente, a dover coprire i turni lasciati vacanti dalle unità trasferite, attraverso ulteriori trasferimenti interni.
Ci si è trovati, così, di fronte al paradosso che per coprire alcuni posti nei vari Presidi (es. Ser.T e C.S.M.) il personale è stato costretto a spostamenti, peraltro, non privi di costi in termini economici e di disagi umani e organizzativi, finendo in ogni caso per aggravare ulteriormente la carenza nei servizi di appartenenza. Inoltre, cosa non trascurabile, con ricadute sulla continuità assistenziale.
In tale situazione si è verificato che, per poter garantire l’espletamento delle attività, alcuni operatori avrebbero rinunciato a parte delle ferie già programmate.
La decisione  di reperire nei Presidi Territoriali il personale per turni h24 attraverso “visite di idoneita’’ (oltre 150) ha peraltro portato, ad oggi, all’individuazione di sole 19 unità, 13 delle quali trasferite temporaneamente al P.O. G.B. Grassi, tra queste alcune usufruiscono dei benefici di legge (es. Legge n.104/92 e altre forme di Tutela sociale).
Tutto ciò, di fatto, non ha contribuito in modo sostanziale ad affrontare la grave carenza di personale all’interno del Presidio Ospedaliero, tant’è che, anche in ragione del periodo estivo e della fruibilità delle ferie le lavoratrici ed i lavoratori, per garantire l’assistenza continuano in molti reparti ad effettuare turni in orario straordinario, sottoponendo le/gli stesse/i a ritmi di lavoro disumani e massacranti. Straordinari che sono divenuti, oramai, strumento ordinario della organizzazione del lavoro, contrariamente a quanto stabilito dalle norme contrattuali e di legge.  A questo si aggiungono le difficoltà organizzative, gestionali e funzionali che tale collocazione ha comportato.
Infatti, l’immissione improvvisata di personale proveniente da realtà e Servizi con altre caratteristiche professionali ed esperienze, nonché di diverse tipologie assistenziali non poteva non determinare difficoltà e disagi, sia in termini personali che professionali. Questo perché l’evoluzione ed il progresso avvenuti nel corso degli anni hanno modificato protocolli e procedure, che sono alla base di ogni specifica realtà lavorativa, e le stesse attività clinico/assistenziali. Non tenerne conto significa non solo svilire, mortificare ed umiliare competenze e  saperi acquisiti nel corso della vita lavorativa e professionale, ma, inoltre, non assicurare una adeguata assistenza ai cittadini/utenti.
Immettere, quindi, in modo improvvisato e disorganizzato personale senza la necessaria formazione non può che creare disagio e difficoltà.
Molto ci sarebbe poi da dire sui criteri, sulle modalità e sugli aspetti formali e sostanziali, dei provvedimenti di mobilità. In particolar modo riteniamo di dover sottolinearne gli aspetti più controversi e contraddittori, tra questi:
1.             Nelle lettere di assegnazione non viene prevista una data indicativa  per il rientro nel servizio di appartenenza, lasciando nell’incertezza e nella precarietà sia il personale interessato che l’Unità Operativa di provenienza;
2.             Viene fatto riferimento all’esigenza di “assicurare la continuità assistenziale” come se questa non dovesse  essere garantita in tutti i servizi, sia ospedalieri che territoriali;
3.             Viene assegnato temporaneamente al P.O. G.B. Grassi anche il Personale che, in riferimento al giudizio d’idoneità, ha presentato ricorso, quando sarebbe stato opportuno e necessario utilizzare il “principio di precauzione”, senza procedere al trasferimento  fino all’ esito definitivo del ricorso stesso, onde evitare di mettere a rischio la salute dei lavoratori interessati;
4.             Il criterio dell’età anagrafica, è stato utilizzato senza tener conto né dei livelli quantitativi/qualitativi di assistenza necessari per i vari Servizi e Strutture, né dei carichi di lavoro, dell’ “esposizione al rischio” e delle specifiche tipologie, dentro una logica esclusiva di “saccheggio” dei Servizi Territoriali, in assenza di una cultura di Integrazione Socio-Sanitaria.
    La situazione e lo stato in cui versano i Presidi Ospedalieri e i Servizi Socio-Sanitari tutti è caratterizzata, oggi più che mai, da non poche difficoltà e criticità. La maggior parte di queste è evidentemente legata alla carenza di Risorse Umane e Professionali, in grado di garantirne la piena e completa funzionalità.  A questo hanno concorso, e concorrono, diversi fattori: dal blocco delle assunzioni, del turn-over, che peraltro non permette quel necessario ricambio nei e tra i servizi e strutture, e politiche di Gestione del Personale caratterizzate da criteri e comportamenti arbitrari e discrezionali, come andiamo segnalando  e denunciando sin dal 2008.
      I provvedimenti adottati dalla Direzione Aziendale, utilizzando lo strumento della “mobilità d’urgenza”, quindi, non hanno contribuito, e non contribuiscono, ad affrontare e risolvere “l’emergenza” che ormai non è più un fattore “stagionale” e/o episodico, ma elemento strutturale e di sistema. Considerando inoltre che la stessa mobilità d’urgenza “…avviene nei casi in cui sia necessario soddisfare le esigenze funzionali delle strutture aziendali in presenza di eventi contingenti e non prevedibili (CCNL – Comparto Sanità)” quindi, appare oggi più che mai uno strumento utilizzato impropriamente, dettato più dall’urgenza, dall’approssimazione, dalla assenza di una capacità programmatrice ed organizzativa e dalla mancanza di una visione d’insieme in merito alle problematiche e criticità esistenti, alle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori  e soprattutto a quelle riguardanti la salute dei cittadini che vivono nel Territorio.
   La problematica della carenza del personale, proprio in ragione dell’insieme dei provvedimenti economico-finanziari (Legge di stabilità, Piani di rientro, Spending review, Blocco delle assunzioni e del Turn-over, ecc.), è destinata a divenire sempre più gravosa e non si può pensare, quindi, che possa essere affrontata, anche in un prossimo futuro, attraverso provvedimenti dettati, esclusivamente, dal carattere d’urgenza e dalla provvisorietà.
       Quello che riteniamo, quindi, non sia più rinviabile ed eludibile,  è l’avvio di una seria programmazione e organizzazione dell’insieme delle attività delle Strutture e dei Servizi Socio-Sanitari e una più oculata e trasparente distribuzione, collocazione e razionalizzazione del Personale tutto consentendo, al contempo, sia il potenziamento di quei Servizi Socio-Sanitari integrativi ( C.A.D, Cure Primarie, ecc.) e di interesse sociale (Ser.T, C.S.M., Consultori, ecc.) sia la funzionalità stessa dei Presidi Ospedalieri (C.P.O. – G.B. Grassi) in rapporto alle Risorse Umane e Professionali realmente esistenti.
      E’ quindi compito dell’Amministrazione evidenziare le criticità  e definire le strategie aziendali, le priorità, predisporre e attuare le soluzioni, secondo criteri, che garantiscano il principio del buon andamento della pubblica amministrazione e, in ottemperanza a ciò, assolvere al compito ed al dovere di predisporre gli atti corrispondenti essenzialmente in base ai principi di efficienza, di efficacia e di appropriatezza.
      Una programmazione ed organizzazione che sia in grado di rispondere, in termini quantitativi/qualitativi, ai bisogni e ai diritti di salute delle persone, nel rispetto della professionalità, dei diritti e della dignità stessa di ogni singola/o lavoratrice e lavoratore.
      Come Cobas Asl Rm/D pensiamo che su tali questioni sia necessario avviare un confronto di merito che veda partecipi e coinvolte le Istituzioni interessate, le Parti Sociali, Sindacali e le Associazioni del Territorio. 
  Distinti saluti.

p. il Cobas Asl Rm/D
le/i Delegate/i R.S.U.
Corrado Minioto   Cesare  Morra   Claudia Piermaria

             




              Prot. ASL Rm/D
              n° 67381 del 04 agosto 2014  

giovedì 10 luglio 2014

Conferimento incarico per il Progetto di implementazione del Codice Etico aziendale - Deliberazione n° 248 del 24.06.2014.



Al Presidente e Commissario alla Sanità della Regione Lazio
On. Nicola Zingaretti
Al Sub-Commissario ad Acta
Dr. Renato Botti
Al Direttore Generale
Dr.Vincenzo Panella
Al  Direttore Sanitario
D.ssa Flavia Simonetta Pirola
Al  Direttore Amministrativo f.f.
Dr. Filippo Coiro
Al  Direttore Area Risorse Umane e Affari Generali
Dr. Filippo Coiro

E,p.c.   Al Consiglio delle/dei Delegate e Delegati RSU




 La scrivente O.S. ha preso visione dell’ Atto Deliberativo n° 248 con il quale la Direzione Aziendale della Asl Roma D, in data 24.06.2014, ha conferito un incarico, ex Art. 15 octies del D.Lgs. n° 502/92 e s.m.i. della durata di un anno,  eventualmente prorogabile di un altro anno, al Dr. Gerardo Bruno Antonio Corea, in qualità di Dirigente Medico Legale, per l'attuazione del progetto di “l'implementazione del Codice Etico aziendale, con particolare riferimento all'attivazione delle procedure di controllo e di valutazione dei percorsi di assistenza domiciliare  ed inserimento in hospice e all'incremento delle valutazioni di rischio clinico in tali ambiti”.
 Tale “Progetto”, da svolgersi in staff con la Direzione Strategica Aziendale, rientra tra gli obiettivi del Piano Sanitario Nazionale per l'anno 2013 per i quali, con DCA n° U00531 del 31.12.2013 e n° U00151 del 08.05.2014, sono stati assegnati “ fondi vincolati alla Regione Lazio dal Ministero della Salute”.   
Con la suddetta Delibera è stato affidato, quindi, un incarico al Dr. Gerardo Bruno Antonio Corea, in base al comma 8° del Art.15 del D.Lgs.502/92, con il quale l’Azienda ha stipulato un contratto, per l'attuazione del progetto suddetto, di natura privata, a tempo determinato, di un anno, rinnovabile, con un costo complessivo di 105.128,61€.
 La O.S. scrivente, anche in considerazione della situazione econonomico/finanziaria generale e delle gravi difficoltà in cui sono costrette, ormai da anni, a operare le AA.SS.LL. del SSN, in modo particolare quelle sottoposte ai Piani di Rientro dal debito sanitario, tenute ad attuare reiterati tagli ai costi, ha più volte evidenziato e segnalato, nell’ambito delle attività riguardanti le prerogative sindacali svolte in questi anni, quei comportamenti, quelle azioni e quei provvedimenti adottati dalle  Direzioni Aziendale succedutesi che apparivano non pienamente rispondenti alle esigenze e priorità aziendali e, in alcuni casi, in contrasto anche con i principi di trasparenza, di efficienza ed efficacia, che devono essere sempre osservati nella gestione delle risorse economiche di una Azienda Pubblica.
  La Scrivente O.S. solleva, altresì, perplessità in merito ad alcune scelte che appaiono, appunto, in contrasto con le esigenze di razionalizzazione e risparmio più volte richiamate, peraltro, ancora oggetto degli indirizzi, degli orientamenti anche normativi e legislativi, nonché quelli propriamente legati alla Spending Review.
In un sistema, infatti, in cui il risparmio forzato imposto alle AA.SS.LL.,  sta ormai avendo ripercussioni sui livelli quantitativi/qualitativi dei servizi, delle attività e delle prestazioni erogate ai cittadini/utenti, “il costo” del “Progetto per l'implementazione del Codice Etico” (circa 100.000,00 €. eventualmente incrementabili) appare, non solo in contrasto con il quadro di riferimento normativo nazionale e regionale di razionalizzazione e contenimento dei costi, ma, per alcuni aspetti, si rileva come un atto “moralmente ed eticamente discutibile”.
Infatti,  pur se  finanziato da fondi vincolati che, si ricorda, sono in ogni caso appartenenti al Bilancio Pubblico, emerge forte il contrasto tra tale scelta e le enormi difficoltà che sta attraversando il Servizio Sanitario Pubblico (v. carenza del personale, tagli di beni e servizi anche di prima necessità come sapone per la detersione, carta monouso per lettini,  toner, carta igienica, ecc. per non parlare della questione degli arretrati dei “Fondi di Produttività 2006/2009, ancora non definitivamente risolta nella Asl Roma D).
Una ulteriore perplessità, in merito all’'affidamento del progetto, riguarda la scelta di affidare l’incarico ad un soggetto esterno, adducendo la motivazione che “all'interno dell'Azienda non è rinvenibile una figura professionale in possesso della necessaria qualificazione e competenza in materia”.
 Non si comprende, però, se, e in base a quali motivazioni e modalità sarebbe stata accertata tale “mancanza di professionalità” all’interno dell’Azienda.            
Quali sarebbero, per esempio, le caratteristiche professionali che renderebbero il profilo curricolare del Dr. Gerardo Bruno Antonio Corea idoneo allo svolgimento della attività in oggetto e che non sarebbero, invece,  rinvenibili in nessuna delle professionalità interne aziendali?
 E' stata fatta,  per esempio,  una attenta e approfondita verifica e selezione, anche mediante uno specifico bando,  tra le figure dirigenziali  e professionali  già operanti all’interno dell’Azienda, che, peraltro avrebbero potuto portare un maggior contributo di conoscenza ed esperienza in rapporto alla realtà di riferimento?
Scrivente O.S. ribadisce, in ragione di quanto sopra rappresentato, che ogni scelta, ogni azione, riguardante anche l'adozione da parte della Direzione Aziendale di atti e provvedimenti, soprattutto quelli che implicano oneri a carico del SSN, debbano essere corrispondenti e coerenti, in relazione alle reali esigenze e priorità aziendali, in ordine sia alle prestazioni socio/sanitarie assistenziali da erogare ai cittadini utenti, sia per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori.
La Scrivente O.S. chiede, quindi, una rivalutazione della opportunità dell'atto di conferimento dell'incarico al Dr. Gerardo Bruno Antonio Corea ed una effettiva verifica se tale “eventuale” compito possa essere, invece, svolto nel quadro delle risorse e delle competenze umane e professionali aziendali.
      Distinti saluti


  
                                           p. il Cobas Asl Rm/D
   le/i Delegate/i R.S.U.
                                            Corrado Minioto – Cesare Morra – Claudia Piermaria

Prot. Asl Rm/D
n°59430  del 8 luglio 2014

Tutti i nodi vengono al pettine: …quando c'è il pettine!!! Leonardo Sciascia




La carenza del personale nei Servizi e nelle Strutture Socio Sanitarie, da tempo e da più parti, viene ormai quotidianamente, soprattutto nel periodo estivo, sottolineata ed evidenziata ponendo l’accento specialmente sull’emergenza che viene a determinarsi nei Presidi Ospedalieri. Tale realtà certamente non può essere negata, quello però che, secondo noi, viene volutamente ignorato, rimosso e sottaciuto, sono le vere ragioni e le responsabilità all’origine di questo stato di cose.

Riteniamo che tutto questo non sia frutto del caso, ma la conseguenza di una serie di fattori che, di fatto, divengono funzionali al disegno più generale di depotenziamento e smantellamento del Servizio Socio Sanitario Pubblico, all’interno di un processo di privatizzazione della Sanità a tutto vantaggio del sistema privatistico/assicurativo e dei numerosi interessi che muovono nella Sanità Pubblica. Basti pensare che, mentre prosegue il Blocco delle assunzioni, procede senza sosta l’utilizzo delle “Esternalizzazioni” e degli appalti con ulteriore precarizzazione, sfruttamento e dequalificazione delle attività e dei servizi pubblici.
Tale processo è stato favorito e alimentato, nel corso di questi anni, dai Governi di Centro  Destra e di Centro Sinistra, attraverso il definanziamento della spesa sanitaria, le Leggi di Stabilità, la Spending Review, i Piani di Rientro che hanno determinato tagli dei posti letto, incremento dei tickets, blocco delle assunzioni e del Turn over, senza che, nel contempo, venisse realizzata una reale programmazione legata ai bisogni e alle esigenze di salute della popolazione e, soprattutto, un potenziamento dei Servizi Socio-Sanitari Territoriali. Ciò avrebbe, di fatto, favorito i necessari processi e le politiche di deospedalizzazione e di Integrazione Socio-Sanitaria, arginando così i notevoli accessi che si riscontrano attualmente nei Pronto Soccorso e nei Presidi Ospedalieri stessi.
A tutto questo, se si aggiungono la mala gestione e il mal governo caratterizzato dagli sprechi, dalle clientele, dalle ruberie, si può comprendere meglio lo scenario che ha portato e causato la situazione che è oggi sotto gli occhi di tutti e che si traduce, nella vita concreta delle persone, nel peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori e nella negazione di quel Diritto alla Salute sancito nella stessa Costituzione.
Parlare quindi di “emergenza estiva”, oggi più che mai, oltre ad essere una beffa, ci sembra  un vero e proprio inganno ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori e degli stessi cittadini/utenti.
Non può essere, infatti,  un segreto per nessuno che ogni giorno, sia nei Presidi Ospedalieri che nei Servizi territoriali, proprio per la carenza del personale esistente, gli attuali livelli assistenziali vengono garantiti attraverso l’impegno, la dedizione e la professionalità degli operatori, costretti, per garantire la copertura dei turni nei reparti, nei Pronto Soccorso, ma non solo, ad effettuare orario straordinario, divenuto spesso strumento ordinario dell’organizzazione del lavoro, in violazione, peraltro, delle norme contrattuali e di legge.  Sottoporre le lavoratrici e i lavoratori a ritmi massacranti e disumani con turni di lavoro che arrivano anche a 12/17 ore, mette, inoltre, a rischio la loro stessa salute e sicurezza nonché quella dei cittadini-utenti.

Se la situazione della carenza del personale non è un fenomeno casuale, ma determinato da scelte ben precise (basti pensare che per gli Standard Europei, se si guarda al solo personale infermieristico, in Italia ne mancano circa 60.000 e di quelli attualmente in servizio circa 30.000 sono precari - Fonti del Ministero della Salute ), si può comprendere che tale problematica non può essere affrontata con interventi improvvisati e/o approssimativi.

Nella Asl RM/D, la carenza del personale è stata resa ancor più evidente e aggravata da Politiche di Gestione delle Risorse Umane e Professionali caratterizzate, nel corso degli anni, da criteri e comportamenti arbitrari e discrezionali, dettate da logiche clientelari, favoritismi o, peggio, da condotte ritorsive, ricattatorie e vessatorie, lesive non solo dei diritti, ma della stessa dignità umana e professionale delle lavoratrici e dei lavoratori.

E’ andato realizzandosi, anche attraverso silenzi, connivenze e complicità omertose da parte di organismi aziendali, ma anche di apparati politici e sindacali, un vero e proprio “sistema di potere”  che ha finito per condizionare e determinare scelte e decisioni al di fuori di qualsiasi pur minimo criterio e principio di priorità e trasparenza che salvaguardasse e tutelasse il Bene Pubblico.

Appare, quindi, ora fuorviante, strumentale e manipolatore il coro che si alza ogni volta si solleva la problematica della carenza del personale nelle Strutture e nei Servizi Socio Sanitari; un coro ipocrita proprio da chi è stato silente, se non connivente e complice dello stato in cui ora ci troviamo, mentre come Cobas dell'Asl Rm/D, sin dal 2008 (anno di nascita), si  denunciava, attraverso note, documenti e interventi pubblici (tutti documentabili) quel disastro che sta calpestando ogni giorno di più il sistema dei diritti e delle tutele, sia per le lavoratrici e i lavoratori, sia per i cittadini/utenti ai quali non viene garantito quel Bene Pubblico come è il  Diritto alla Salute.

Venditori di menzogne che, per nascondere le proprie responsabilità, si ergono a paladini e difensori di tutto e di tutti, capaci di predicare bene,
ma “razzolare” male, favorendo il peggio!!!

Le difficoltà che oggi come lavoratrici e lavoratori ci troviamo a vivere non possono essere mascherate e nascoste; l’attacco ai diritti e alle condizioni di vita e di lavoro le misuriamo e le viviamo a caro prezzo sulla nostra pelle, sui nostri corpi, nelle nostre anime ogni giorno, paghiamo una crisi che altri hanno prodotto, subiamo il progressivo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, il mancato rinnovo dei contratti, ormai fermi da un decennio, percepiamo stipendi da fame, ma non siamo disposti a subire inermi lasciando che tutto questo si trasformi in una “guerra tra poveri” che salverà solo e sempre chi porta le responsabilità politiche, sociali, morali e culturali del disastro attuale.

Oggi L’Azienda Asl Rm/D intende pervenire all'adozione di provvedimenti di mobilità interna per far fronte all'emergenza della carenza del personale, in particolar modo, per quanto riguarda il P.O. G.B. Grassi, assumendo come criterio solo “l’età anagrafica” (fino a 50 anni) e inviando le operatrici e gli operatori a visita del Medico competente per il giudizio di idoneità all’attività h 24 per una eventuale assegnazione presso il P.O. G.B. Grassi. 
Su tale questione, molto si potrebbe dire e bene ha fatto la RSU ha evidenziare i limiti e le incongruenze di tale ipotesi, proprio perché le criticità e le problematiche presenti, acuite e approfondite, in questi anni, da quel sistema corruttivo che ha generato e lasciato sul campo macerie e ferite profonde, riteniamo non possano essere affrontate prescindendo da quei criteri e da quei principi di programmazione e riorganizzazione dell’insieme dei Servizi Socio Sanitari, individuandone in modo trasparente e funzionale orientamenti, priorità e obiettivi.

Tale impostazione, crediamo, sia necessaria più che mai se si vuole realmente e coerentemente garantire funzionalità ed efficienza alle Strutture e ai Servizi Socio-Sanitari e, quindi,  i necessari livelli quantitativi/qualitativi di assistenza, soprattutto in relazione alle  condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori e al diritto alla salute delle persone.

A questi principi e criteri, pensiamo, siano richiamati coloro che hanno il Potere e la Responsabilità di intervenire per rendere efficiente un sistema, un Servizio Socio Sanitario Pubblico che si è voluto, e si vuole, sempre più demolire e smantellare.
Basti pensare che recenti dati Censis rilevano che, solo nel 2013, la spesa privata per la sanità è arrivata a circa 27 mld, 3 mld dei quali solo per il pagamento dei tickets (10% in più in 2 anni). Inoltre, circa 10 milioni di persone rinunciano alle cure a causa delle difficoltà economiche, mentre sul 42% dei cittadini, grava per intero il costo delle visite specialistiche, a causa dei troppo lunghi tempi di attesa.

E, per cortesia, si abbia almeno il coraggio e l’onesta intellettuale di mettere mano alle vere inefficienze, agli sprechi, alla mala gestione, alle clientele, ai favoritismi, alla pletora di Dirigenti superstipendiati e si eviti di attaccare, ledere, violare Diritti fondamentali facendoli, oltretutto, passare per dei “privilegi”.  La carenza del personale molto spesso porta, appunto, a considerare un vantaggio la fruibilità dei benefici derivanti dalla Legge n.104/92, mentre, chi ha questo tipo di tutela, spesso vive una seria difficoltà, se non un dramma vero e proprio, considerato che vengono sempre meno quelli apporti sociali e/o assistenziali necessari e di supporto alla famiglia o alla persona.

Il livello preesistente non ci è appartenuto e non ci appartiene!  Non abbiamo partecipato ad alcun “banchetto”!
Se ci sono privilegi, abusi e favoritismi si intervenga su quelli, senza né colpevolizzare né, tantomeno, negare o cancellare diritti inalienabili. 

Si tende poi, spesso, a generare una dualità e una contrapposizione tra Servizi Socio Sanitari Territoriali e Presidi Ospedalieri; ciò, oltre ad essere inutile, riteniamo sia fuorviante e strumentale, perché un’adeguata risposta ai bisogni e al Diritto di Salute delle persone può avvenire solo se si crea quell’Integrazione Socio Sanitaria, sino a oggi rimasta praticamente nella carta delle “buone intenzioni”, ma necessaria,  peraltro, ad alleggerire il carico verso i Pronto Soccorso e i Presidi Ospedalieri. Ricordiamo che il Territorio dell’Asl Rm/D comprende zone di Roma e del Litorale; un Territorio che ha visto in questi anni un’inarrestabile e continua espansione edilizio-abitativa senza che venissero adeguate le infrastrutture, gli spazi sociali e culturali e gli stessi Servizi Socio Sanitari. 
Ci si dovrebbe chiedere, allora, se non era, e non è, ancor più oggi necessaria una programmazione ed organizzazione, che attraverso l’individuazione delle priorità e degli obiettivi e, in relazione alle risorse esistenti, sia in grado di rispondere in termini quantitativi/qualitativi ai bisogni e ai diritti di salute delle persone.

Una maggiore programmazione e organizzazione delle attività, delle Strutture e dei Servizi Socio Sanitari e una più oculata e trasparente distribuzione, collocazione e razionalizzazione del Personale TUTTO,  avrebbe consentito, al contempo, sia il potenziamento di quei Servizi Sanitari integrativi ( Cad, Cure Primarie, ecc.) e di interesse sociale (Sert, Dsm, Consultori, ecc.) sia la funzionalità stessa dei Presidi Ospedalieri ( CPO – G.B. Grassi) in rapporto alle Risorse Umane e Professionali realmente esistenti.
Invece, abbiamo assistito in tutti questi anni a più che discutibili Politiche di Gestione che, mentre già era  evidente la problematica della carenza del personale, determinavano, attraverso annunci ed operazioni propagandistiche e di facciata, l’apertura e l’avvio di ulteriori attività e servizi, (es. il reparto di “ Degenza Breve”, di Sub – Intensiva con personale assunto a tempo determinato in occasione dell’influenza H1N1, della Casa del Parto, dei “Presidi di Medicina Scolastica” e, più recentemente, persino “l’apertura” di un “Pronto Soccorso Scolastico”).
Non si può pensare, quindi, che si possano risolvere problemi complessi e gravosi attraverso provvedimenti “tampone” dettati da una logica emergenziale che rischia, senza una visione d’insieme, di aggravare ulteriormente la situazione nelle varie Strutture e nei Servizi Socio Sanitari che sarà destinata, in queste condizioni, a peggiorare sempre più di anno in anno.

Nessuno può negare l’esigenza e la necessità di adottare provvedimenti urgenti per affrontare “l’oggi”, anche attraverso lo strumento della mobilità, ma questo può e deve essere realizzato e attuato in modo equo e trasparente, non solo nel rispetto delle normative contrattuali e di legge, ma anche della dignità umana e lavorativa di chi, in tutti questi anni, ha garantito con competenza e professionalità, in assenza di ogni capacità e volontà di indirizzo e di direzione, l’assistenza e il diritto alla salute delle persone confrontandosi tutti i giorni con le difficoltà, con il disagio e la sofferenza, operando con strumenti e spazi, spesso inadeguati e per di più in condizioni disagevoli (attrezzature tecnico/informatiche obsolete, sistemi informatici inadeguati, carenza di ausili sanitari, telini da lettino per le visite, toner e persino sapone e carta igienica nei bagni, ecc., ecc.).

Per cercare di uscire dalla logica emergenziale, la Direzione Aziendale nel suo insieme deve definire la propria strategia aziendale, favorendo processi partecipativi e democratici, cercando di realizzare e tutelare, attraverso l’individuazione delle priorità e degli obiettivi in relazione alle attività, alle strutture, ai servizi e alla  verifica del corretto rapporto della dotazione organica di tutte le figure professionali necessarie (mediche, infermieristiche,  ausiliarie, tecniche e sociali), una migliore e più adeguata risposta ai bisogni di salute delle persone.

Pensiamo che le problematiche qui sopra parzialmente riportate possano rappresentare un contributo all’analisi, alla riflessione, nonché alla discussione e al confronto sullo stato dei Servizi Socio – Sanitari nel Territorio della Asl Rm/D per valutarne e migliorarne la loro efficienza, la loro funzionalità ed umanizzazione.
Un confronto che possa anche  rimettere al centro dell’iniziativa Sociale, Culturale, Politica e Sindacale sia i diritti, le condizioni materiali di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, sia la difesa del Servizio Socio Sanitario Pubblico e di quel Bene Comune che è il Diritto alla Salute delle persone.

Roma, Luglio 2014

Cobas Asl Rm/D

giovedì 5 giugno 2014

Somministrazione farmaco RU 486 P.O. G.B.Grassi



                                  


 





Al Direttore Generale dell’ Asl Rm/D
Dr. Vincenzo Panella
Al Direttore Amministrativo
Dr. Alessandro Cipolla
Al Direttore Sanitario Aziendale
Dr.Vittorio Chinni
Al Direttore Sanitario P.O. G.B. Grassi e C.P.O.
Dott. Lindo Zarelli
Al Dirigente U.O.C. Ostetricia e Ginecologia
Dott. Palazzetti
Al Resp.le U.O.C.I. Salute della Donna e del Bambino
D.ssa Patrizia Musacchio
Al Direttore Distretto Sanitario Comune di Fiumicino
Dr.ssa Laura Barozzi
Al Direttore Distretto Sanitario Municipio X
Dr.ssa Daniela Sgroi
Al Direttore Distretto Sanitario Municipio XI
Dr. Ssa Marina Scarinci
Al Direttore Distretto Sanitario Municipio XII
Dr.ssa Simonetta Casile
e, p.c .  Ai Consultori Familiari Az. USL RM/D
Al Consiglio delle/i Delegate/i R.S.U.



                Scrivente O.S., con riferimento alla delibera n. 100 del 17/04/2014, avente per oggetto le linee guida emanate dalla Regione Lazio con delibera n. 137 del 25/03/2014 finalizzate a “garantire una uniforme somministrazione del farmaco RU 486 su tutto il territorio regionale” è venuta a conoscenza che, presso il P.O. G.B.Grassi, sarebbe già stata avviata la somministrazione dello stesso farmaco RU 486 ad integrazione e nel rispetto delle norme per l’applicazione della Legge 194/78.

           Scrivente O.S. nel valutare comunque positivamente l’adozione, da parte della Az. USL RM/D della Delibera Regionale, al fine di una completa e più adeguata applicazione della Legge 194/78, chiede se siano state date formalmente tutte le opportune disposizioni ai servizi e alle/ai operatrici/operatori interessati (v. Consultori Familiari e reparti P.O. G.B.Grassi) in modo da garantire un’adeguata e completa informazione alle/ai cittadine/i utenti.    

Distinti saluti
Prot. Asl RmD
n° 44972  del 23/05/2014                  


p. il Cobas Asl Rm/D
le/i Delegate/i R.S.U.
Corrado Minioto – Cesare Morra – Claudia Piermaria